Delia Murer

(27 febbraio 2018)

di Delia Murer

Siamo alle battute finali di una difficile campagna elettorale. Domenica si va al voto. Molti sono ancora indecisi, molti altri purtroppo sono orientati a non votare. Si sente una profonda distanza tra il paese reale e le istituzioni, una lacerazione nel tessuto democratico. Bisognerà ricominciare proprio da qui: riconquistare la fiducia delle persone.

Chi mi conosce sa che ho vissuto tutta la mia militanza a sinistra. Per questo non sorprenderà la mia convinzione che ci voglia più sinistra nel prossimo Parlamento, per spostare l'asse delle politiche sui temi del lavoro, dell'uguaglianza, della giustizia sociale, dei diritti civili, della democrazia paritaria.

Si agita in queste ore lo spettro del voto utile. E' un tema a cui molti di noi sono giustamente sensibili: abbiamo una cultura unitaria e di governo, non vogliamo un'avanzata della Lega e consideriamo il Movimento cinque stelle distante per cultura, formazione, progetto dalla nostra idea di politica. Ma quello di far vincere i nostri avversari, in questa fase, è un falso problema: il nostro sistema elettorale è per la gran parte proporzionale. Nessuno vince, nessuno perde perché non c'è premio di maggioranza. Contano i rapporti di forza nelle assemblee, dal giorno dopo. E' lì che si decideranno il futuro e il destino del Paese. Ed è lì, nelle Aule di Camera e Senato che, al momento opportuno, quando si scriveranno le strategie e le azioni da compiere per la prossima legislatura, sarà importante che ci sia la sinistra, che ci siano voci, donne e uomini, della sinistra capaci di spostare l'attenzione sulle questioni cruciali.

Per questo il mio invito al voto è in favore di Liberi e uguali, la lista guidata da Pietro Grasso, e rappresentata sul nostro territorio da persone di tutto rilievo.

Per quanto mi riguarda, come saprà chi mi segue, non sono candidata a queste elezioni. Finisce qui la mia avventura da parlamentare. Sono state due legislature molto importanti. Purtroppo complesse, difficili. La prima nel segno prevalente di politiche di destra. La seconda nella complicazione di un parlamento senza maggioranza, che ha trascinato se stesso con politiche controverse, con troppe mediazioni al ribasso, con lo snaturamento infine del Pd, diventato ormai distante dall'idea originaria di sinistra riformista.

Resta la soddisfazione di aver portato a casa qualche piccolo risultato: le unioni civili, il testamento biologico, una prima bozza di reddito di inclusione, la legge sul Dopo di noi, qualche dotazione finanziaria in più sui fondi per la non autosufficienza, per il welfare, contro la violenza di genere. Tanto resta da fare, soprattutto sui temi del lavoro e dello sviluppo. Sarà, per questo, necessaria una sinistra forte, combattiva, coesa, che costruisca negli anni, non solo per le elezioni, ma come presenza politica fissa, un argine e al tempo stesso una speranza.

Finisce qui anche la storia di questa newsletter e del mio sito web che mi ha consentito, in questi anni, di mantenere un dialogo costante con molte persone, che ringrazio per la pazienza, l'attenzione, il desiderio di scambiare opinioni nel rispetto anche delle differenze. Capiterà di incrociarci ancora, perché termina l'impegno istituzionale ma non certo la passione politica e la militanza civile.

Buon voto a tutti per il prossimo 4 marzo.