Delia Murer

(23 giugno 2016)

“La sconfitta c’è e va analizzata. Credo che siamo davvero all’ultimo appello: dobbiamo ricollegarci ai bisogni della gente”. Lo dichiara Delia Murer, deputata Pd, all’indomani del turno dei ballottaggi delle amministrative che hanno segnato un risultato negativo per il Partito democratico. “Non basta prendere atto delle sconfitte – commenta la parlamentare veneziana -, bisogna analizzarne le ragioni. Abbiamo perso la connessione con i bisogni più popolari, con la sofferenza delle persone, dilaniate dalla crisi economica, afflitte da disoccupazione e povertà, con la forbice della disuguaglianza che si apre sempre di più e noi incapaci di capire e di agire. Se non è la sinistra ad occuparsi di queste cose, chi deve essere? E’ chiaro che il nostro mondo di riferimento sia disorientato. A volte si astiene, a volte esprime un voto di alternativa. Se non li riconquistiamo con politiche nuove, con presenza nuova sui territori, perderemo sempre”.

“Ritengo – continua l’on. Murer – che ora non sia il momento di alimentare conflitti interni o chiedere dimissioni.. Non è un cambio della guardia che muta le cose. A cambiare devono essere le politiche e le azioni. A partire dai territori, dove dobbiamo calarci con più umiltà, con più coraggio, con la voglia di sentire addosso i problemi, farcene carico, costruire le soluzioni. E poi dobbiamo apprendere dal Movimento cinque stelle la lezione di apertura alle nuove generazioni. Loro offrono una chance reale ai giovani che vogliono impegnarsi in politica: lì trovano uno spazio vero, possono misurarsi, transitano dai Consigli comunali e possono perfino diventare sindache dentro il senso di una comunità locale, che li sceglie, li sostiene, gli parla e loro ascoltano. Da noi questo succede sempre più raramente. Si costruiscono gruppi dirigenti che a volte non hanno connessioni popolari, non hanno capacità di ascolto e di relazione, si occupano più degli equilibri interni che dei bisogni esterni. Penso che la crisi del Pd debba essere affrontata ripartendo dalla politica, nel vero senso della parola. Occuparsi delle persone”.

 

(16 giugno 2016)

Un presidio a Mestre contro “la strage di donne che non si ferma”. Lo hanno organizzato le donne della rete di “Se non ora quando”, in occasione della visita, prevista per oggi alle 18, della presidente della Camera, Laura Boldrini. Il tema del dibattito, in realtà, è l’Europa dei diritti e del lavoro ma le donne hanno voluto far sentire la loro voce contro la violenza e per chiedere politiche e azioni più incisive. A rappresentare, anche visivamente, la battaglia, la scelta di indossare sciarpe rosse. Alla presidente Boldrini sarà consegnata una lettera per sottolineare la gravità del momento e chiedere di attivarsi per nuove azioni contro la violenza. “Condivido la scelta di questo presidio – dice la deputata del Pd, Delia Murer – perché i numeri sono da allarme sociale e la lotta alla violenza di genere deve diventare una priorità politica. Va rilanciato l’impegno sul tema”.

Leggi tutto: Violenza sulle donne, presidio a Mestre

(9 giugno 2016)

“I risultati elettorali delle ultime amministrative contengono sicuramente un segnale di allarme che va colto, soprattutto dentro il Pd”. Lo dichiara Delia Murer, deputata del Partito democratico, dopo il primo turno delle comunali che ha portato al voto migliaia di comuni e alcune grosse città. “A stare male – continua la parlamentare – è, in realtà, tutta la politica, con un’affluenza bassa e un riscontro che ha punti di caduta un po’ per tutti. E’ una situazione frammentata su cui è difficile tirare analisi. In casa Pd, però, deve aprirsi lo spazio di una riflessione profonda. Pesano, in certe località, le vicende territoriali, come sempre per le amministrative. Ma c’è anche un disagio complessivo. Si sente lo scollamento di una comunità, si sente la fatica dello stare insieme. Si vede un voto che ci punisce soprattutto nei ceti popolari, nelle periferie, nei quartieri operai, segno che abbiamo perso una capacità di parlare a chi soffre, di offrire prospettive, di segnare una speranza. Questi devono essere temi seri di riflessione nelle prossime settimane. Un’analisi attenta che, però, non si limiti alla schermaglia interna tra maggioranza e minoranza ma punti alla costruzione di una nuova comunità. Bisogna ascoltarsi e cooperare, bisogna scendere tra la gente e sentirla, fare propri i bisogni, le esigenze. Un lavoro politico vero, che a tratti è mancato e che se non recuperiamo, perdiamo e ci perdiamo sempre di più”.