Delia Murer

(2 novembre 2016)

Il 4 novembre del 1966 è un giorno indimenticabile per Venezia e per tutto il nord Italia. Un lungo periodo di piogge attivò una serie di eventi alluvionali che seminarono disastri e paure. A Venezia, il flusso di marea fu molto superiore alla media. Proprio quel giorno l'acqua salì fino a 194 centimetri. Le difese furono travolte. Le onde invasero con violenza i luoghi. Gravissimi i danni per molti veneziani. "Sono passati cinquant'anni - ricorda l'on. Murer, deputata veneziana del Pd -; da quel momento è cresciuta la consapevolezza che una città speciale ha bisogno di cure speciali. Venezia aveva e ha necessità di una normativa e di un progetto costanti di tutela e conservazione. Per tutti c'è un prima del '66 e un dopo il '66. I discorsi sul dopo, però, a volte sembrano smarrire la memoria. Proprio nel cinquantesimo anniversario di quelle giornate drammatiche, dovremmo esercitare il ricordo e riattivare quel dibattito politico sui tratti di specificità di Venezia, a partire dalla Legge speciale, e del bisogno di un'attenzione particolare, che non è solo tutela dei luoghi e dell'incolumità, ma anche valorizzazione di un bene universale. In questi anni, non sempre ai dibattiti sono seguiti gli atti concreti. Ci vuole un aggiornamento della legge speciale, ci vogliono più risorse sulla manutenzione delle città. La situazione dei fiumi, per esempio, non ha trovato adeguata attenzione, a partire dal Piave, dal Tagliamento, dal Brenta; gli alvei non sempre riescono a contenere la portata dei corsi di acqua e questo mette in pericolo anche buona parte delle zone interne. E' necessario un grosso piano di messa in sicurezza per l'enorme tema della difesa idraulica".

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(27 ottobre 2016)

“Il caso di Goro non ha scusanti. Non possiamo smarrire così il senso dell’umanità. E’ una pagina di vergogna. Ma su tutto il tema della migrazione è necessaria una strategia che adesso sembra mancare, sia a livello nazionale che europeo”. Lo dichiara Delia Murer, deputata Pd, a commento di quanto avvenuto nei giorni scorsi in provincia di Ferrara. Qui, dodici profughe con i loro bambini, che dovevano essere sistemate in una struttura individuata dal prefetto nel piccolo centro di Gorino, sono state bloccate dalle barricate di alcuni abitanti. “E’ una scena che non possiamo accettare né giustificare – continua l’on. Murer – sia perché non è con i muri e con i blocchi che si affrontano i problemi sia perché non possiamo dare aperture a questo senso di profonda disumanità. La prima cosa da fare è aiutare chi ha bisogno. Ciò non toglie, però, che sul tema della migrazione non può mancare una strategia complessiva. Sul piano interno, il dovere dell’accoglienza va inserito in un progetto. Le decisioni non possono essere calate dall’alto all’improvviso sulle comunità inermi. Bisogna ragionare con i sindaci, bisogna individuare le soluzioni per tempo e in modo concertato. Bisogna distribuire i carichi in maniera uniforme e senza che pesino troppo rispetto alle dimensioni e alla natura dei luoghi. Bisogna, al tempo stesso, immaginare percorsi di inserimento sociale”.

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(1 settembre 2016)

Oltre seicento migranti sbarcati a Cagliari, con la nave irlandese Le James Joyce. Altri 900 in arrivo con la nave Dattilo, della guardia costiera italiana. Gente salvata a largo delle coste libiche, persone di diverse nazionalità, in fuga da scenari di guerra, conflitto e fame. Negli ultimi 4 giorni, sarebbero oltre 13 mila i migranti sbarcati sulle coste italiane e distributi tra varie città. Ci sono tutti i segnali, secondo gli esperti, per un picco record a settembre. "C'è grande preoccupazione - dice la deputata del Pd Delia Murer - soprattutto per la capacità del sistema di accoglienza di garantire solidarietà e, al tempo stesso, ordine. C'è un dovere di umanità, a cui l'Italia giustamente non si sottrae. Ma c'è anche la necessità di accogliere le persone in condizioni di dignità, di identificarle, di verificarne i titoli, di distribuire i flussi sui territori in accordo con le comunità locali senza calare decisioni improvvise e dall'alto, che non aiuterebbero né l'accoglienza né l'integrazione. Sconcerta, in questo contesto, il silenzio dell'Europa, con le istituzioni comunitarie che sembrano sempre più riluttanti a farsi carico di una pianificazione complessiva del fenomeno, lasciando letteralmente da sola l'Italia".