Delia Murer

(14 settembre 2017)

Una nuova ondata di violenza di genere, nei gesti ma anche nei linguaggi, ripropone il tema di azioni adeguate. “Politiche da troppo tempo ferme – dice Delia Murer, vicecapogruppo alla Camera di Articolo Uno Mdp -. La legislatura era iniziata con un segno positivo. Buone norme, stanziamenti. Poi tutto si è fermato. Tutto tranne i comportamenti. Ancora casi di femminicidio, come addirittura quello della provincia di Lecce, con una sedicenne uccisa dal ragazzo di 17 anni. Una cultura del dominio e della violenza che appare radicata e trasversale, e per questo molto più preoccupante. Pensiamo anche al dibattito agghiacciante a cui abbiamo assistito sui casi di stupro, sia quello di Rimini sia quello di Firenze. Non solo gesti ma anche discorsi che speravamo di non sentire più. E che, invece, si ripropongono drammaticamente. E’ il segno che c’è da fare ancora un lavoro profondo, serio, nelle basi culturali del Paese. La parità non è solo questione di numeri e di comportamenti ma anche di pensiero, di linguaggio, di rapporti, di dinamiche. Siamo ancora troppo immersi in una cultura del dominio maschile che si scarica sulla donna quando questa decide di esercitare il suo diritto ad essere persona, quindi libera ma non a disposizione. C’è davvero da intervenire con azioni di lunga durata, c’è bisogno di politiche, che però sono ferme, lente, in ritardo”. 

(3 agosto 2017)

Ancora femminicidi, si allunga la lista di donne uccise soprattutto ad opera di ex compagni. Gli ultimi casi in Veneto e Friuli. Prima a Musile di Piave, con l’uccisione di Marcia Archetta Mennella, per mano dell’ex marito. Poi in provincia di Pordenone, con il delitto di Nadia Orlando compiuto dal fidanzato che poi si è costituito. Casi sempre diversi eppure simili per modalità, azione, retroterra culturale.  “Siamo senza parole – si legge in un appello di Se Non Ora Quando? - anche se le parole ci sono, le conosciamo per averle dette anno dopo anno, femminicidio dopo femminicidio, sono sempre uguali, ci sembrano ogni volta e sempre di più vane a forza di dirle, ripeterle, urlarle, scriverle, perché inascoltate. Ma noi continueremo a parlare a denunciare e a manifestare il nostro sconcerto di fronte a questa strage che non si ferma e che non vede l’adeguata consapevolezza e responsabilità di chi dovrebbe nella società tutta, vigilare, agire per il cambiamento, per il presente e il futuro, a cominciare dalle istituzioni. Continueremo a parlare perché la violenza domestica degli uomini contro le donne sia trattata come una questione di Stato”. L’associazione ha convocato per oggi, 3 agosto, alle 21, una manifestazione a Musile, che partirà dal Municipio e vedrà la partecipazione della sindaca e di tutta l’amministrazione comunale. “Do il mio sostegno all’iniziativa – commenta Delia Murer, deputata veneta di Mdp – perché ritengo che si debba tenere alta l’attenzione su una questione che è cruciale per la nostra democrazia. Donne uccise in quanto donne: è necessaria un’azione politica mirata, non solo sulle misure di tutela della vittima, di contrasto, di repressione ma anche sui sistemi culturali di riferimento che, evidentemente, sono il terreno dentro il quale maturano questi gesti criminali”.

(28 luglio 2017)

La discussione generale nell’Aula del Senato sul Testamento biologico è stata rinviata a settembre, alla riapertura dei lavori dopo la pausa di agosto. Si allungano, così, i tempi per l’approvazione di una norma attesa da anni e che, a questo punto, rischia di non vedere la luca. “Un fatto grave – commenta Delia Murer, deputata Mdp, vicecapogruppo alla Camera –. Il rischio che la legge non arrivi più è molto concreto. In autunno ci sarà la manovra finanziaria, poi si correrà verso lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni. Il Senato dovrebbe approvare la norma così com’è, senza modifiche, per renderla definitiva senza un nuovo passaggio alla Camera. Ma con migliaia di emendamenti e una scarsa volontà politica diventa davvero arduo. Si profila un grave danno per il Paese. L’Italia nega ai suoi cittadini il diritto a dichiarare in anticipo se vogliono o no sottoporsi a trattamenti sanitari che, per loro natura, e per diritto costituzionale, sono legate alla libera scelta e alla libera determinazione delle persone. 

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