Delia Murer

(21 dicembre 2016)

“Bene il riconoscimento della sconfitta e della distanza con la vita vera delle persone. Ma adesso bisogna ancora tornare a parlare con quella gente, e fare un’analisi sulle ragioni del distacco e su come rimediare”. Lo dichiara Delia Murer a commento dei lavori dell’Assemblea nazionale del Pd, che per un verso hanno allontanato il congresso, portandolo alla sua scadenza naturale di fine 2017, per un altro verso sembrano aver aperto una stagione di riflessione interna al partito, cominciando proprio dalla vittoria dei No all’ultimo referendum. “Ho sentito da parte del segretario Renzi – continua la parlamentare – una doverosa e giusta ammissione. Necessaria l’autocritica. Però mi sembra ancora mancare l’analisi. Lo scontento è forte, diffuso, e non nasce certo per errori di comunicazione ma per errori nelle politiche. E proprio dalla politica si deve ripartire: ricollegare i fili della presenza territoriale, ascoltare le persone, stare nei disagi e nei luoghi della sofferenza sociale, elaborare risposte con un linguaggio tutto nuovo, che tenga fuori arroganza e attacchi personali, e punti sulla costruzione di una vera comunità che confronta anche idee differenti poggiando su radici comuni. Se non si realizza questo cambiamento, sarà inutile qualunque professata autocritica. Bene, a questo proposito, l’apertura sul Mattarellum, che il pregio di garantire governabilità e rappresentanza, ricordando che nel dibattito sulla legge elettorale bisogna tener conto del diritto dei cittadini a scegliersi i parlamentari, a contare, a decidere”.

 

(16 dicembre 2016)

“E’ una fase difficile per tutti, a prescindere dalle posizioni avute nelle settimane scorse sul referendum. Una fase che ci chiama all’analisi e alla responsabilità”. Lo dichiara Delia Murer, deputata del Pd, dopo l’avvio del dibattito nella direzione nazionale del partito e in prossimità dell’Assemblea nazionale di domenica. “L’esito del referendum – commenta la deputata veneziana – ci ha consegnato una lettura dell’Italia di oggi. E’ stata fermata una riforma della Costituzione che molti non condividevano, nello spirito e nel merito, ma è stato anche dato un voto forte di protesta e disagio, a cui dobbiamo prestare ascolto. Mi auguro che sia questo il tema di discussione delle prossime settimane, e non una sterile, ennesima, battaglia personalistica e leaderistica. C’è tanta rabbia tra la gente. Il disagio, la paura, la sofferenza sociale devono essere innanzitutto ascoltati. Non possiamo raccontare una Italia che non c’è. Rischiamo di far crescere quel sentimento di solitudine nel quale, poi, si annida la disaffezione alla politica e alle istituzioni. Dobbiamo recuperare un dialogo con la gente che soffre, dare voce a quel dolore, e costruire – pur nelle enormi difficoltà di questa fase economica globale – delle proposte, che non alimentino illusioni, ma diano almeno un senso di lavoro comune”.

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 (29 novembre 2016)

 

"E' un no convinto, nel merito della riforma, ad un impianto costituzionale che non persuade, che anzi preoccupa nel suo rapporto col sistema elettorale, che non sembra avere, in sostanza, le caratteristiche per portare il Paese più avanti". Lo dice Delia Murer, deputata del Pd, a proposito dell'ormai imminente referendum costituzionale di domenica prossima. "Un no, per quanto mi riguarda - aggiunge la parlamentare - senza astio e senza risentimento. Un no che nasce dentro un ragionamento sulle sorti del Paese. Ritengo la riforma non all'altezza dei nostri valori costituenti. Il sistema di contrappesi costruito nel '48 non era campato in aria ma nasceva dentro un ragionamento complesso e su un'architettura istituzionale in grado di garantire rappresentatività, democrazia e capacità decisionale. Il sistema che esce dalla riforma, invece, appare sbilanciato, soprattutto in rapporto all'Italicum - tema non interno alla riforma ma comunque collegato politicamente -; un sistema elettorale che rischia di dare troppo potere a pochi, annullando quelle funzioni di presidio democratico proprie del Parlamento". "Ritengo - conclude la parlamentare - che in queste settimane si sia alimentata troppo la polemica politica e personale e si sia parlato poco del merito. Noi votiamo su una Carta costituzionale e ciascuno ha il diritto di esprimersi liberamente, senza il condizionamento di una lotta intestina o di battaglie per il potere a cui non è giusto riportare continuamente la discussione. Nessuno deve fare una guerra di parte sulla Costituzione, se non sui contenuti. Il Partito democratico deve saper essere una comunità responsabile: in questo senso tocca a tutti affrontare anche un dissenso legittimo, come quello che riguarda la riforma costituzionale, senza alimentare rotture. Mi auguro che il segretario, innanzitutto, sappia, all'indomani del Referendum, quale che sarà l'esito, rimettere insieme la comunità che si riconosce nel partito, aprendo una fase nuova di ascolto, condivisione, partecipazione, democrazia vera".

 

(16 dicembre 2016)

“Quali sono state le principali motivazioni che hanno spinto gli elettori alle urne? E perché hanno deciso di promuovere o bocciare il progetto di revisione costituzionale? Quali sono stati gli strati sociali maggiormente favorevoli (o contrari) alla riforma?” Sono le domande che si è posto l’Istituto Cattaneo, che  ha analizzato il voto referendario del 4 dicembre dando importanti chiavi di lettura rispetto a motivazioni e provenienza. “Uno studio – commenta l’on. Delia Murer – che ci ha consentito di indagare a fondo le ragioni del voto, e che dice molto soprattutto a noi del Pd. Emerge con chiarezza che ‘i settori dove il disagio sociale è maggiore hanno avuto un comportamento più critico nei confronti del governo e della sua riforma’. Una correlazione, quindi, forte, tra le periferie ‘sociali’, oltre che territoriali, e il No.  Il Pd sembra aveva perso contatto con gli strati sociali più deboli, con quelle fasce di popolazione a cui la sinistra dovrebbe saper guardare e che, invece, sembra aver smesso di ascoltare e leggere. Forse anche per questo, lo studio rappresenta una base di discussione che tutti dovremmo conoscere a fondo ora che ci apprestiamo a riunire gli organismo dirigenti”.

Cliccando qui si possono trovare studi e relazioni dell’Istituto Cattaneo sul voto referendario.

 

(24 novembre 2016)

Si terrà sabato 26 novembre a Roma, il grande corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne. E’ organizzato da una rete nazionale di associazioni, collettivi e centri antiviolenza. Raduno alle ore 14 in piazza della Repubblica e manifestazione per le vie del centro di Roma, con approdo in Piazza San Giovanni. “Crediamo fermamente – dicono dalla rete che ha organizzato l’evento - che mettere fine alla violenza maschile contro le donne sia oggi la priorità di questo Paese e non solo. La mobilitazione del 26 e 27 novembre a Roma è la prima tappa di un percorso che porterà a un Piano Femminista contro la violenza maschile”. L’iniziativa arriva nei giorni in cui, a partire dal 25 novembre, si celebrerà la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Non solo la manifestazione del 26 ma anche un’assemblea nazionale domenica 27, alle ore 10, nella scuola elementare Federico Di Donato (via Nino Bixio 83).  “Mi sembra una iniziativa determinante per cambiare il passo delle battaglie contro la violenza – commenta Delia Murer, deputata del Pd -. Un protagonismo rinnovato delle donne su una questione che viene trattato poco e viene trattata male”.

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