Delia Murer

(23 marzo 2017)

Presentato ieri a Roma, il logo e la piattaforma ideale e programmatica di Articolo 1 – Movimento Democratici e Progressisti. Un tricolore per un simbolo semplice, tutto costruito sul richiamo in lettere al primo articolo della Carta costituzionale. La Repubblica, il lavoro, la democrazia, la sovranità popolare. “Sono le basi ideali da cui partiamo, nel solco della cultura della sinistra – commenta Delia Murer, deputata, vicecapogruppo alla Camera del nuovo movimento -. La volontà è quella di costruire un campo largo, inclusivo, che guardi al cambiamento del Paese nei valori della sinistra: uguaglianza, giustizia sociale, lavoro, welfare, integrazione sociale”. 

La mancanza del lavoro mette in crisi la democrazia, questo il filo conduttore di gran parte degli interventi, a partire dal ricordo fatto da Massimo D’Alema, di Alfredo Reichlin, fino all’intervento di Roberto Speranza.  Il lavoro come fattore di emancipazione. «Se abbiamo scelto democrazia e lavoro come i nostri fari - ha detto Speranza- è perché sono a rischio. Basta con l’arroganza e con l’uomo solo al comando.  Basta con le imitazioni della destra. Un popolo di centrosinistra c’è e ci chiede una casa».

 

(16 marzo 2017)

Accorpare il referendum abrogativo di maggio con le elezioni amministrative. La richiesta è arrivata dal Movimento articolo 1 – Democratici e Progressisti, durante il question time alla Camera, con un’interrogazione rivolta al Ministro dell’Interno, Minniti. Intanto, però, cresce nella maggioranza l'intenzione di varare un provvedimento legislativo che porti a non tenere affatto la consultazione referendaria. “Il Consiglio dei Ministri – commenta Delia Murer, vicecapogruppo alla Camera e firmataria dell’interrogazione – ha fissato al 28 maggio la data della consultazione sui quesiti del lavoro. Sarebbe opportuno, anche per una questione di sobrietà e risparmi, fare svolgere in quella data anche le elezioni amministrative che dovranno tenersi entro il 15 giugno. Ciò comporterebbe un risparmio di qualche centinaio di milioni di euro”. In Aula, il Ministro, pur aprendo a questa possibilità, ha sottolineato la necessità di un intervento legislativo per consentire un election day con referendum ed elezioni. “Serve la volontà politica – ha replicato il capogruppo di Mdp, La Forgia – ma l’apertura è già importante”.

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di DELIA MURER

(28 febbraio 2017)

E' non senza amarezza che comunico il mio abbandono del Partito Democratico e la mia adesione al nuovo Movimento dei democratici e progressisti, che ha un riferimento all'articolo 1 della Costituzione fin nel suo nome, a rappresentare la centralità che avranno i temi del lavoro nella nuova piattaforma politica. La mia scelta nasce alla fine di una lunga stagione di fatica a stare in un partito che, soprattutto negli ultimi tempi, è sembrato perdere di vista valori e riferimenti della sinistra, smarrendo la capacità di parlare ai nostri ceti di riferimento, a quell’ampia fetta di cittadini che sente la crisi sulla sua pelle, che perde il lavoro senza trovarne un altro, che è oppresso dalla precarietà e dalle incertezze sul futuro.

Il nuovo movimento nasce da uno scenario nazionale e internazionale totalmente mutato rispetto a quello che favorì la nascita del Pd, poco meno di dieci anni fa. Il risultato del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre ha chiuso una fase, forse un’epoca. Finisce la politica maggioritaria e si apre la stagione delle identità. Con il maggioritario, il Partito Democratico, inteso come grande contenitore che superava le alleanze e provava a tenere nella stessa casa, culture differenti, era una necessità. Andava rimodulato il concetto stesso di partito com’eravamo abituati a declinarlo: un luogo, più che una struttura, con le singole identità a confronto dentro la necessità di una sintesi.

La nascita del Pd portò non a caso anche alla nascita del Pdl, nel campo avverso.

La navigazione di entrambi i soggetti non è stata semplice: il Pdl è esploso prima, il Pd si è logorato più lentamente, nel tentativo eroico di questa comunità di non perdersi. Ma i processi politici non si fermano con il cuore. Sono inesorabili, a volte crudeli.

La cultura politica proporzionale, che guarda alla rappresentanza, alla identità, torna a farsi sentire. In questo scenario, la strategia migliore a sinistra per affermare il proprio sistema di valori, le proprie idee, qual è? Essere minoranza inerme, e spesso umiliata, in un partito-contenitore come un Pd che ha smarrito il senso e ormai disorienta il suo stesso elettorato storico oppure ritrovare con forza la propria fisionomia, ricostruire il proprio campo sui temi del lavoro (lotta allo sfruttamento, no ai voucher, tutele), della dignità delle persona (nuovo welfare, protezione), della tutela degli ultimi, dell’uguaglianza?

Come si vede, non è una guerra personale. Ma uno snodo storico, che conduce a un nuovo Movimento che vuole dare voce e forza a chi sembra averle perse. Non pensiamo a una sinistra velleitaria, di testimonianza; a una ridotta di reduci che proclamano slogan senza concretezza. Pensiamo, invece, a una sinistra che si ponga il tema del governo insieme alla rappresentanza dei bisogni della propria gente. Ecco perché ha senso un nuovo progetto.

Costruiamo un campo dove affermare senza reticenza i valori e le idee della sinistra, con una forte identità, che recuperi l’attenzione di un popolo che il Pd ha già smarrito, e che riporti quella gente, quei voti, quei sentimenti, quei temi, anche al tavolo di una possibile alleanza di centrosinistra, ma con maggiore forza, anche maggiore potere contrattuale.

 

Naturalmente l'abbandono del proprio partito è sempre un dolore. C'è una lacerazione anche interna, una rottura che pesa. Mi resta il ricordo di legami importanti, di tante persone da ringraziare, e la fiducia nel fatto che riprenderemo comunque un cammino comune. Separarsi diventa meno faticoso nella consapevolezza che esiste una strategia tutta nuova, per una fase che apre un’epoca, e ci chiede di tenere il passo, per non perdere definitivamente la rotta. Potremmo alla fine uscirne tutti più forti invece che consumati lentamente.

(9 marzo 2017)

“E’ stata una giornata bellissima, con tante donne in piazza, soprattutto giovani, a segnare un nuovo protagonismo e anche una rinnovata voglia di lottare, di farsi sentire, di segnalare le istanze su cui si deve aprire un’agenda politica”. Lo dichiara Delia Murer, deputata Mdp, vicecapogruppo alla Camera, a commento delle manifestazione che per l’otto marzo, quest’anno, si sono segnalate in molte città italiane. Le cronache dei giornali parlano di migliaia di donne scese in piazza a Bologna, con lo striscione 'Se le nostre vite non valgono, allora noi scioperiamo', a Firenze, a Roma e in altre 86 città italiane, oltre ad altre manifestazioni contestuali in cinquanta Paesi nel mondo. Una grande riflessione collettiva che ha rimesso al centro temi importanti come il diritto all'applicazione della legge 194, messa a rischio dal massiccio ricorso all’obiezione di coscienza, come la lotta ad ogni forma di violenza contro le donne; esigenze come l'educazione di genere, i servizi per il lavoro, la parità delle opportunità. “Temi – commenta ancora l’on. Murer – su cui deve riprendere una forte azione politica”. 

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(16 febbraio 2017)

“No al partito personale: il congresso ha senso se è vero, svolto nei tempi giusti, che consentono una discussione seria, con una riflessione programmatica profonda, con l’ascolto di tutti e la ricostruzione di un’azione politica comune”. E’ l’auspicio di Delia Murer, deputata del Pd, all’indomani della riunione della Direzione nazionale del partito e alla vigilia di un week end che vedrà sabato un’assemblea della minoranza a Roma e domenica la convocazione dell’Assemblea nazionale. “Mi associo – continua la deputata Murer – alla nota che è stata diffusa da Roberto Speranza, con Emiliano e Rossi, e che contiene una riflessione di buon senso e di ragionevolezza. L’appello è di costruire un congresso vero, con un percorso politico praticabile, con una discussione seria, che tenga dentro anche la riflessione sul destino del Paese e non solo degli equilibri interni. C’è una legislatura in corso, un governo guidato dal Pd, questioni sociali aperte, una legge elettorale da scrivere che deve preservare i principi della rappresentatività e della governabilità. Nodi cruciali su cui fare chiarezza”.

“L'ultima Direzione nazionale del Partito Democratico – si legge nella nota diramata da Speranza, Emiliano e Rossi - è stata animata da un dibattito ricco e plurale. Le conclusioni del segretario non hanno rappresentato questa ricchezza di posizioni e visioni, che ci caratterizza come la più grande comunità civile e politica del Paese. L'esito della Direzione è stato profondamente deludente e ha sancito la trasformazione del Partito Democratico nel Partito di Renzi, un partito personale e leaderistico che stravolge l'impianto identitario del PD e il suo pluralismo. Abbiamo chiesto un impegno preciso: il sostegno al governo sino alla sua scadenza naturale, un congresso senza forzature e preceduto da una conferenza programmatica nella quale ritrovare l'unità, ma siamo stati inascoltati. Per questa ragione, sabato mattina, saremo tutti assieme al Teatro Vittoria, con l'obiettivo di costruire un'azione politica comune, per rivolgere un appello a tutti i nostri militanti ed attivisti e per impedire una deriva dagli sviluppi irreparabili. Il Pd non può smarrire la sua natura di partito del centrosinistra, che trova le sue ragioni fondative nel principio dell'uguaglianza e nei valori della Costituzione”.