Delia Murer

(9 marzo 2017)

“E’ stata una giornata bellissima, con tante donne in piazza, soprattutto giovani, a segnare un nuovo protagonismo e anche una rinnovata voglia di lottare, di farsi sentire, di segnalare le istanze su cui si deve aprire un’agenda politica”. Lo dichiara Delia Murer, deputata Mdp, vicecapogruppo alla Camera, a commento delle manifestazione che per l’otto marzo, quest’anno, si sono segnalate in molte città italiane. Le cronache dei giornali parlano di migliaia di donne scese in piazza a Bologna, con lo striscione 'Se le nostre vite non valgono, allora noi scioperiamo', a Firenze, a Roma e in altre 86 città italiane, oltre ad altre manifestazioni contestuali in cinquanta Paesi nel mondo. Una grande riflessione collettiva che ha rimesso al centro temi importanti come il diritto all'applicazione della legge 194, messa a rischio dal massiccio ricorso all’obiezione di coscienza, come la lotta ad ogni forma di violenza contro le donne; esigenze come l'educazione di genere, i servizi per il lavoro, la parità delle opportunità. “Temi – commenta ancora l’on. Murer – su cui deve riprendere una forte azione politica”. 

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di DELIA MURER

(28 febbraio 2017)

E' non senza amarezza che comunico il mio abbandono del Partito Democratico e la mia adesione al nuovo Movimento dei democratici e progressisti, che ha un riferimento all'articolo 1 della Costituzione fin nel suo nome, a rappresentare la centralità che avranno i temi del lavoro nella nuova piattaforma politica. La mia scelta nasce alla fine di una lunga stagione di fatica a stare in un partito che, soprattutto negli ultimi tempi, è sembrato perdere di vista valori e riferimenti della sinistra, smarrendo la capacità di parlare ai nostri ceti di riferimento, a quell’ampia fetta di cittadini che sente la crisi sulla sua pelle, che perde il lavoro senza trovarne un altro, che è oppresso dalla precarietà e dalle incertezze sul futuro.

Il nuovo movimento nasce da uno scenario nazionale e internazionale totalmente mutato rispetto a quello che favorì la nascita del Pd, poco meno di dieci anni fa. Il risultato del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre ha chiuso una fase, forse un’epoca. Finisce la politica maggioritaria e si apre la stagione delle identità. Con il maggioritario, il Partito Democratico, inteso come grande contenitore che superava le alleanze e provava a tenere nella stessa casa, culture differenti, era una necessità. Andava rimodulato il concetto stesso di partito com’eravamo abituati a declinarlo: un luogo, più che una struttura, con le singole identità a confronto dentro la necessità di una sintesi.

La nascita del Pd portò non a caso anche alla nascita del Pdl, nel campo avverso.

La navigazione di entrambi i soggetti non è stata semplice: il Pdl è esploso prima, il Pd si è logorato più lentamente, nel tentativo eroico di questa comunità di non perdersi. Ma i processi politici non si fermano con il cuore. Sono inesorabili, a volte crudeli.

La cultura politica proporzionale, che guarda alla rappresentanza, alla identità, torna a farsi sentire. In questo scenario, la strategia migliore a sinistra per affermare il proprio sistema di valori, le proprie idee, qual è? Essere minoranza inerme, e spesso umiliata, in un partito-contenitore come un Pd che ha smarrito il senso e ormai disorienta il suo stesso elettorato storico oppure ritrovare con forza la propria fisionomia, ricostruire il proprio campo sui temi del lavoro (lotta allo sfruttamento, no ai voucher, tutele), della dignità delle persona (nuovo welfare, protezione), della tutela degli ultimi, dell’uguaglianza?

Come si vede, non è una guerra personale. Ma uno snodo storico, che conduce a un nuovo Movimento che vuole dare voce e forza a chi sembra averle perse. Non pensiamo a una sinistra velleitaria, di testimonianza; a una ridotta di reduci che proclamano slogan senza concretezza. Pensiamo, invece, a una sinistra che si ponga il tema del governo insieme alla rappresentanza dei bisogni della propria gente. Ecco perché ha senso un nuovo progetto.

Costruiamo un campo dove affermare senza reticenza i valori e le idee della sinistra, con una forte identità, che recuperi l’attenzione di un popolo che il Pd ha già smarrito, e che riporti quella gente, quei voti, quei sentimenti, quei temi, anche al tavolo di una possibile alleanza di centrosinistra, ma con maggiore forza, anche maggiore potere contrattuale.

 

Naturalmente l'abbandono del proprio partito è sempre un dolore. C'è una lacerazione anche interna, una rottura che pesa. Mi resta il ricordo di legami importanti, di tante persone da ringraziare, e la fiducia nel fatto che riprenderemo comunque un cammino comune. Separarsi diventa meno faticoso nella consapevolezza che esiste una strategia tutta nuova, per una fase che apre un’epoca, e ci chiede di tenere il passo, per non perdere definitivamente la rotta. Potremmo alla fine uscirne tutti più forti invece che consumati lentamente.

(23 febbraio 2017)

Si allungano i tempi per l'arrivo in Aula, a Montecitorio, della proposta di legge sul Biotestamento. Inizialmente prevista per il giorno 27 febbraio, la calendarizzazione si sposta probabilmente al 2 marzo. Le commissioni Giustizia e Affari costituzionali, infatti, approveranno i loro pareri il primo marzo, mentre la commissione Affari sociali ha terminato il suo lavoro. "La legge - commenta Delia Murer, deputata della commissione Affari sociali - arriverà in Aula e lavoreremo per portarla rapidamente all'approvazione. Parliamo di una norma importante sul tema dei diritti civili. Il Comitato ristretto della commissione Affari sociali ha fatto un buon lavoro, nel quale mi riconosco, avendo io stessa presentato una proposta iniziale. Siamo di fronte a una normativa non invasiva, equilibrata, frutto di un lungo ragionamento e di un lavoro collettivo, moderato, che fissa semplicemente il diritto delle persone a scegliere se sottoporsi o no ai trattamenti sanitari; diritto, peraltro, già garantito dalla Costituzione. Non è una legge sull'eutanasia, come strumentalmente si è voluto far credere da alcuni ambienti, ma una norma sulla scelta consapevole e sul diritto all'autodeterminazione".

 

 

(16 febbraio 2017)

“No al partito personale: il congresso ha senso se è vero, svolto nei tempi giusti, che consentono una discussione seria, con una riflessione programmatica profonda, con l’ascolto di tutti e la ricostruzione di un’azione politica comune”. E’ l’auspicio di Delia Murer, deputata del Pd, all’indomani della riunione della Direzione nazionale del partito e alla vigilia di un week end che vedrà sabato un’assemblea della minoranza a Roma e domenica la convocazione dell’Assemblea nazionale. “Mi associo – continua la deputata Murer – alla nota che è stata diffusa da Roberto Speranza, con Emiliano e Rossi, e che contiene una riflessione di buon senso e di ragionevolezza. L’appello è di costruire un congresso vero, con un percorso politico praticabile, con una discussione seria, che tenga dentro anche la riflessione sul destino del Paese e non solo degli equilibri interni. C’è una legislatura in corso, un governo guidato dal Pd, questioni sociali aperte, una legge elettorale da scrivere che deve preservare i principi della rappresentatività e della governabilità. Nodi cruciali su cui fare chiarezza”.

“L'ultima Direzione nazionale del Partito Democratico – si legge nella nota diramata da Speranza, Emiliano e Rossi - è stata animata da un dibattito ricco e plurale. Le conclusioni del segretario non hanno rappresentato questa ricchezza di posizioni e visioni, che ci caratterizza come la più grande comunità civile e politica del Paese. L'esito della Direzione è stato profondamente deludente e ha sancito la trasformazione del Partito Democratico nel Partito di Renzi, un partito personale e leaderistico che stravolge l'impianto identitario del PD e il suo pluralismo. Abbiamo chiesto un impegno preciso: il sostegno al governo sino alla sua scadenza naturale, un congresso senza forzature e preceduto da una conferenza programmatica nella quale ritrovare l'unità, ma siamo stati inascoltati. Per questa ragione, sabato mattina, saremo tutti assieme al Teatro Vittoria, con l'obiettivo di costruire un'azione politica comune, per rivolgere un appello a tutti i nostri militanti ed attivisti e per impedire una deriva dagli sviluppi irreparabili. Il Pd non può smarrire la sua natura di partito del centrosinistra, che trova le sue ragioni fondative nel principio dell'uguaglianza e nei valori della Costituzione”.

 

(9 febbraio 2017)

Sono in arrivo alcuni decreti attuativi della riforma della Pubblica amministrazione e uno di questi dovrebbe portare ad un radicale cambiamento del sistema delle visite fiscali per i pubblici dipendenti. In questo senso, si pensa istituire un 'Polo Unico', che faccia capo all'INPS, che gestisca in maniera unitaria il tema sia per il pubblico che per il privato, dando così anche risposta ai 1300 medici iscritti alle liste speciali.  “E’ una notizia positiva – commenta Delia Murer, deputata del Pd, impegnata da tempo sul tema -. Stiamo conducendo da qualche mese una battaglia per raggiungere l’obiettivo. Lo abbiamo fatto promuovendo una indagine conoscitiva nelle commissioni e proponendo atti di sindacato ispettivo ed emendamenti, come per ultimo anche quello ripresentato nel corso della discussione del cosiddetto Decreto Coesione e Mezzogiorno. Finalmente si profila un successo che dà luogo a una riforma funzionale, utile al Paese, e necessaria per i lavoratori stessi che da tempo aspettavano una risposta”. I decreti dovrebbero vedere la luce entro la metà di febbraio e poi sottoporsi ai pareri delle commissioni parlamentari. In quella sede, valutando il testo definitivo, si potranno fare valutazioni più approfondite. Restano alcuni nodi organizzativi, a cominciare dalle risorse finanziarie visto che un Polo unico della medicina fiscale, per funzionale al meglio, avrà bisogno di una sua dotazione.