Delia Murer

(19 ottobre 2017)

“Continua la nostra battaglia per l’approvazione al Senato della nuova legge sulla cittadinanza”. Lo dichiara Delia Murer, deputata e vicecapogruppo Mdp alla Camera, che ha aderito nei giorni scorsi allo sciopero della fame a staffetta che vedi coinvolti innanzitutto insegnanti e operatori della scuola, ma anche amministratori locali, cittadini, rappresentanti istituzionali.  “E’ un impegno importante – continua la parlamentare -, che dà il senso di come questa legge sia già molto sentita dai cittadini, in particolare da chi vive direttamente il problema. Non è un caso che la mobilitazione sia partita dalle scuole. Lì si vedono, in carne e ossa, questi ragazzi nati da genitori stranieri che sono di fatto italiani, che parlano solo l’italiano, che sono identici ai ragazzi italiani ma a cui manca solo un documento, un riconoscimento. Li consideriamo stranieri mentre stranieri non sono, visto che non hanno altro paese che l’Italia. Riconoscere la cittadinanza a questi ragazzi, che hanno completato un ciclo di studi, che sono inseriti in famiglie integrate e residenti da molto tempo, è un atto dovuto, non una rivoluzione. Si tratta della presa d’atto di qualcosa che già esiste nel Paese reale e che alcuni ambienti politici respingono solo per ragioni di bassa propaganda e di speculazione elettorale, raccontando agli italiani cose peraltro non vere. Mi auguro che il governo, così lesto nel mettere la Fiducia sulla legge elettorale, abbia un sussulto di coraggio e porti con decisione all’approvazione anche lo Ius soli”.

 

(13 ottobre 2017)

 

“Uno schiaffo alla democrazia, uno strappo che non fa bene al Paese”. Commenta così Delia Murer, deputata Mdp, vicecapogruppo alla Camera, le concitate giornate parlamentari che hanno portato, ieri sera, all'approvazione in prima lettura della nuova legge elettorale definita Rosatellum. “Innanzitutto il voto di fiducia – commenta la parlamentare – si è configurato come una forzatura istituzionale. Non si è lasciato al Parlamento lo spazio per discutere e migliorare un testo che era nelle sue prerogative. Approvare una legge elettorale con tale arroganza, a pochi mesi dal voto, genera una lacerazione democratica che fa male. Ma anche nel merito, questa legge rischia di far fare al Paese passi indietro. Ancora nominati in Parlamento, ancora liste bloccate, addirittura con il voto bloccato, congelato su una stessa scheda, con pochissimi margini di scelta per gli elettori. Il tutto dentro un quadro che consegna il Paese all'ingovernabilità, probabilmente ad un nuovo accordo tra Pd e Forza Italia, che ha tenuto in queste ore alla Camera e si prospetta nei prossimi mesi anche dopo l'esito elettorale. Noi abbiamo combattuto con forza questo scenario. Avremmo voluto un altro metodo e un altro contenuto. Una legge partecipata, discussa, articolata e un meccanismo che ricucisse la lacerazione tra cittadini e istituzioni. Come ha ben detto Pierluigi Bersani, se non si può garantire governabilità tecnica, perché le forze politiche sono in equilibrio tra loro, si garantisca almeno governabilità politica, ricostruendo il rapporto fiduciario tra eletto e cittadino. Con il Rosatellum questa distanza, invece, si apre ancora di più, acuendo disaffezione e rottura”.

(21 settembre 2017)

"Noi vogliamo connettere le diversità per la costruzione di una proposta politica limpidamente di centrosinistra. C'è chi invece sembra più interessato a dividere, a spaccare la mela in due e poi ancora in spicchi sempre più piccoli.  Appare evidente la continua frammentazione tra chi si propone di perdere e chi si candida a perdersi. La sinistra minoritaria sceglie di adagiarsi sulla sconfitta, mentre l'attuale Pd sembra accettare di perdersi". Lo ha scritto Giuliano Pisapia, nei giorni scorsi, in due lettere distinte inviate ai quotidiani Corriere della Sera e Repubblica. “Due documenti politici molto interessanti – commenta la deputata Delia Murer – che mi sembra delineino con grande chiarezza la necessità politica del nuovo campo della sinistra. Rimettere insieme le persone che non si arrendono alla rissa, al declino e alla narrazione senza fatti, dice Pisapia. Mi pare che si parli, finalmente, del bisogno di un nuovo linguaggio, di una maniera tutta nuova di fare politica. Pisapia la chiama rivoluzione gentile, credibile, che provi a spingere idee e passioni. E’ esattamente quel tempo della costruzione che invochiamo e che, però, si può aprire solo se si determinano condizioni chiare di agibilità politica”. 

Leggi tutto: Un nuovo centrosinistra per non perdersi

(28 settembre 2017)

Andrà al voto dell’Aula di Montecitorio tra due settimane la nuova proposta di legge elettorale denominata Rosatellum, attualmente in discussione nelle commissioni della Camera. Si tratta di un sistema misto con grossi collegi maggioritari uninominali e una buona parte dei seggi assegnati col sistema proporzionale e liste bloccate. Si rispolverano così in parte le coalizioni e si possono uniformare i sistemi di Camera e Senato, come chiesto più volte dal presidente della Repubblica. Non mancano, però, dubbi e perplessità tra le forze politiche. “E’ una proposta sbagliata, pasticciata – dice la vicecapogruppo di Mdp alla Camera, Delia Murer -, nata da un accordo tra Renzi e Berlusconi, che cerca di massimizzare i risultati per i loro partiti ma non garantisce governabilità, visto che non dà luogo a maggioranze certe, e rappresentatività, visto che ci porterebbe di nuovo a un Parlamento di nominati. Le proposte serie non possono che essere due: un ritorno al Mattarellum oppure un proporzionale senza pasticci sul sistema elettorale tedesco. Lo diciamo da tempo e lo ribadiamo. Tutto il resto determina solo pasticci, come quelli peraltro che si sono fatti finora e che ci hanno portato fin qui, a questa situazione di stallo, a pochi mesi dal voto, con leggi in parte cancellate dalla Corte costituzionale, e le proposte nuove impallinate dai franchi tiratori, presentate e poi ritirate, e poi di nuovo presentate, senza una linea precisa né le idee chiare”.

 

(21 settembre  2017)

Prosegue nelle Commissioni congiunte Affari sociali e Giustizia la discussione sulle proposte di legge in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati, avviata alla fine di luglio. Nella seduta di martedì scorso sono arrivati i pareri dei relatori alle tante proposte emendative, giunte sul testo base della relatrice Miotto, dopo che era stato messo da parte il testo iniziale, sommerso a luglio da oltre 1700 emendamenti.  Gran parte dei correttivi ultimi ha ricevuto comunque parere contrario dalla stessa relatrice di maggioranza per la XII commissione. Tra questi, anche quelli depositati da Articolo Uno Mdp. Si profila un provvedimento normativo che circoscrive, in maniera piuttosto netta, la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati allo scopo medico e terapeutico, peraltro dentro confini molto rigorosi. “Nulla a che vedere con il discorso sulla legalizzazione delle droghe leggere – sottolinea la vicecapogruppo alla Camera di Mdp, Delia Murer -, che era iniziato con le proposte portate in parlamento.  Non siamo nel solco dell’antiproibizionismo, che pure aveva mobilitato molti ambienti politici e associativi. Siamo di fronte a un testo che parla solo al mondo sanitario e che fa lievi aperture all’uso terapeutico. Probabilmente, anche per questo, il testo non andrà molto lontano. Sarà l’ennesima occasione perduta di questa legislatura”.