Delia Murer

(20 aprile 2017)

(La dichiarazione di voto finale in Aula sul Testamento biologico della vicecapogruppo di Articolo 1 - Mdp, Delia Murer)

Presidente, siamo finalmente giunti alla conclusione dell'esame in Aula di questa legge. È una legge che noi riteniamo molto importante, molto attesa da tanti e tante, che si sono visti negare diritti in tema di dignità della vita nella sua fase finale, e che hanno dovuto ricorrere ai giudici. Una legge è necessaria per garantire uguali diritti a tutti. È stata preceduta da casi molto dolorosi, e tra questi voglio ricordare Max Fanelli col suo appello al Parlamento perché si arrivasse ad avere una legge sul fine vita; ma voglio anche ricordare Umberto Grandolfo, un veneziano, colpito da una malattia degenerativa progressiva, morto pochi giorni fa, che purtroppo è mancato senza che gli fossero evitate inutili sofferenze in presenza di un conflitto tra i suoi familiari e il comitato di bioetica dell'Azienda sanitaria 3. Una legge che è stata preceduta anche da un movimento civile per sollecitare un'iniziativa del Parlamento, dall'istituzione in molti comuni dei registri per accogliere i testamenti biologici, dalla raccolta di firme su una proposta di legge di iniziativa popolare sull'eutanasia, che giace nelle Commissioni affari sociali e giustizia di questa Camera. 

 Siamo quindi arrivati al voto, dopo un intenso anno di proficuo lavoro nel comitato ristretto e in Commissione, dove però non sono mancati episodi ostruzionistici: da un lato c'è stata una seria e costruttiva volontà di confronto, anche con posizioni differenti; ma da parte di alcuni, e purtroppo devo dire anche in questi giorni, si è assistito alla riproposizione di un dibattito ideologico, che nega la libertà e la dignità della persona nel rapporto con la sua salute e la sua vita, come invece prevede la nostra Costituzione. Questa è una legge parlamentare, che arriva in porto anche per la scelta del Governo di non ingerirsi, il cui iter è stato possibile dopo l'insistenza della sinistra per la sua calendarizzazione in Aula e l'avvio dell'esame di numerose proposte di legge che sono state presentate fin dal 2013, dall'inizio della legislatura.

Si è detto che con questa legge si vuole affermare un diritto mite, l'ho detto anch'io nella mia proposta di legge: che porti a una regolamentazione leggera, non invasiva, che lascia ad ogni persona la libertà di scelta in materia di consenso informato e di testamento biologico. Riconoscere ad ogni persona il diritto di rifiutare, rinunciare o interrompere un trattamento sanitario, riconoscerglielo finché è cosciente e può esprimerlo di persona, e riconoscerglielo, se decidesse di depositare la sua volontà, individuando un fiduciario in vista di future impossibilità. Una legge che parte dalla tutela della salute dei cittadini, e riconosce loro, nella relazione con il medico, il diritto alla scelta. Questa legge attua dopo settant'anni il dettato costituzionale dell'articolo 32: nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizioni di legge. La legge non può in ogni caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

 Voglio qui ricordare, come ha detto bene la relatrice, che la sentenza n. 438 della Corte costituzionale afferma che il consenso informato si configura come un vero e proprio diritto della persona, e trova fondamento negli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione. Questa legge concretizza gli articoli della Costituzione e fa fare un passo in avanti all'Italia perché diventi un Paese più civile. Si ridefinisce il consenso informato, togliendolo dall'essere relegato a puro atto burocratico, una firma che viene chiesta al di fuori di una relazione vera fra medico e persona. Nella legge anche il tempo dedicato ad esso viene visto come tempo di cura, e si prevede di investire nella formazione del personale sanitario. Si prevede una forte relazione tra medico e persona malata, prevedendo però che questa possa richiedere di rinunciare alle cure, anche alla nutrizione e all'idratazione artificiali. E su questo aspetto si sono espresse diverse posizioni: noi riteniamo di non poter ignorare quanto proposto dalla comunità scientifica, che li definisce trattamenti sanitari, e così è stato scritto nella legge. Si esce finalmente da un paternalismo medico: la persona morente, i suoi affetti, la sua dignità, la sua volontà sono posti al centro e viene demedicalizzata la morte. Non si propone nella legge alcun abbandono della persona che rifiuta le cure, ma si sottolinea l'esigenza di garantire l'erogazione delle cure palliative previste dalla legge n. 38 del 2010, una legge alla cui piena attuazione richiamiamo l'attenzione del Governo, delle regioni e dello stesso Parlamento: l'abbiamo fatto anche con un nostro ordine del giorno. Nei nostri emendamenti abbiamo sottolineato tra l'altro di poter garantire l'accesso alla sedazione continua profonda, forma di rispetto nei confronti del morente, un'attenzione da più parti condivisa contro l'accanimento terapeutico e le cure sproporzionate. Nel testo, oltre all'articolo sulle disposizioni anticipate di trattamento, prevediamo la possibilità della pianificazione condivisa delle cure, utile nei casi di malattie con esiti infausti dove il rapporto medico e persona malata può costruire un percorso rispettoso e condiviso. Si prevede che le DAT possano essere disattese quando ci siano evidenze scientifiche che non erano note al momento della sottoscrizione che possano portare benefici reali: anche questo però con il consenso del fiduciario. Su questo voglio precisare che per noi il testo come uscito dalla Commissione rispondeva maggiormente alla piena responsabilizzazione del fiduciario nell'attualizzare le DAT in relazione con il medico. Avevamo proposto infine di costruire un registro nazionale per le DAT perché potessero essere facilmente accessibili al sistema sanitario e al tempo stesso venisse garantita la privacy e su questo ci deve essere a mio avviso un preciso impegno del Ministero della salute e del Governo per arrivare al registro nazionale. Ci apprestiamo a votare una buona legge, un passo in avanti per il nostro Paese. Oggi scriviamo una pagina bella del nostro Parlamento che ne evidenzia tutte le potenzialità ma richiama ognuno di noi, ogni forza politica alla responsabilità e alla consapevolezza dell'importanza di ogni scelta legislativa per rappresentare pienamente i cittadini. Mi auguro che il Senato abbia uno scatto di responsabilità e di generosità nel poter varare al più presto questo testo. Con questa consapevolezza e con questa volontà annuncio il voto favorevole del Movimento democratici e progressisti  "Finalmente una legge necessaria e di civiltà che garantisce uguali diritti a tutti sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento. Dopo i tanti dolorosi casi che in passato hanno commosso e diviso il Paese e grazie al lavoro di un pezzo della società che si è mosso a favore del testamento biologico, anche la politica oggi è arrivata ad approvare una legge che garantisce il diritto del paziente a scegliere se e a quali cure sottoporsi, proteggendolo da qualsiasi forma di accanimento terapeutico". Lo dichiara Delia Murer, deputata di Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista, vicecapogruppo alla Camera, durante le dichiarazioni di voto finali a Montecitorio. "Nonostante l'ostruzionismo delle forze politiche più oscurantiste - prosegue Murer - le Dat garantiscono un diritto mite attraverso una regolamentazione leggera e dopo 70 anni l'articolo 72 della Costituzione trova piena applicazione per cui nessun individuo può essere sottoposto a cure contro la propria volontà. Con questa legge il consenso informato non è più una pratica burocratica ma un ulteriore strumento che rafforza il legame tra paziente e medico. Si esce dal paternalismo medico e la scelta sulle terapie e i trattamenti vengono condivise con il paziente sin dall'inizio delle cure. Sul capitolo che riguarda la deontologia professionale ravvisiamo ancora qualche limite e ci auguriamo che nel passaggio al Senato si possa arrivare ad introdurre il registro nazionale delle Dat che garantirebbe un facile accesso a tutti e tutte e una maggiore privacy. Nel complesso, riteniamo comunque che questa legge rappresenti un passo in avanti sui diritti civili e per questo votiamo a favore".