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(9 marzo 2017)

Arriverà lunedì 13 marzo, finalmente, in Aula a Montecitorio la proposta di legge sul testamento biologico su cui le commissioni sono al lavoro da mesi. Dopo aver superato una serie di emendamenti ostruzionistici, e dopo aver elaborato a lungo una proposta unitaria con decine di audizioni e un confronto serrato, arriva il momento atteso. Una discussione generale in assemblea, poi la prova del voto per il tentativo di approvare la legge. “Un passaggio fondamentale – commenta Delia Murer, deputata Mdp, componente della commissione Affari sociali e prima firmataria di una delle proposte da cui è scaturito il dibattito -. Il nostro obiettivo è dotare il Paese di una normativa mite, non invasiva, che fissi alcuni diritti che sono elementi di civiltà. Nessun obbligo per nessuno ma solo la frontiera laica del diritto alla libera scelta, su temi sensibili su cui a volte la discussione, impropriamente, è deragliata su argomenti che non c’entrano con la proposta di legge e col dibattito in corso”. La deputata Murer ha rilasciato, nei giorni scorsi, una intervista sul tema a Radio Radicale che si può ascoltare per intero al link o leggere nel resoconto scritto che seguono.

 

https://www.radioradicale.it/scheda/500559/intervista-a-delia-murer-sullapprovazione-del-testo-sul-testamento-biologico-in

Intervista

Domanda

Testamento biologico: ne parliamo con Delia Murer, perché sembra essere chiuso in Commissione il provvedimento. Riepiloghiamo

“Noi  abbiamo esaurito l' esame del testo; un testo che ha avuto dei miglioramenti anche, ma che sostanzialmente conferma il lavoro fatto dal Comitato dei nove. Quindi un testo che allarga il consenso informato dando molto più spazio alle informazioni nei confronti della persona e dicendo una cosa molto importante: che il tempo dedicato alla persona per informare  è tempo di cura e quindi, da questo punto di vista, anche le aziende dovrebbero tenerne conto. Un consenso informato dove si invera l' articolo 32 della Costituzione che la persona informata può decidere di accedere alle cure proposte, di rifiutarla oppure di interromperle.  Poi c’è un altro punto qualificante, che è il punto delle disposizioni anticipate di trattamento dove si prevede la possibilità per la persona di redigere una disposizione, in questa si dovrebbe indicare quello che la persona ritiene giusto o non giusto per sé nelle condizioni in relazione a una possibile situazione di non essere in grado di intendere di volere e si indica la nomina di un fiduciario e si prevede che il medico possa modificare l’orientamento della persona solo in caso di progressi della scienza e in ogni caso sempre con un dialogo con il fiduciario. Penso che questo sia davvero un passo in avanti importante. C'è poi un altro aspetto, un altro articolo, che parla della pianificazione condivisa per le cure questo quando una persona sia affetta da un male incurabile, che abbia sicuramente una prognosi infausta e in questo caso si propone un' alleanza diciamo tra medico e persona sempre su un decorso della malattia, che potrà avere nel momento in cui la persona è in grado di verificare tutta la sua situazione e un momento in cui magari non lo sarà più. E anche lì si prevede comunque un patto tra il medico e paziente e in ogni caso la possibilità per il paziente di modificare questo patto. Quindi credo che ci sia - io l'avevo chiamato così nel mio testo di legge - un diritto mite: noi non vogliamo una legge che fa una casistica e prevede tutte le situazioni in cui si andrà a trovare una persona, noi vogliamo che un cittadino del nostro Paese sia messo in grado, anche quando si trovasse in una situazione di debolezza o di incoscienza, di poter essere rispettato nella sua dignità di persona, nella sua dignità di vita dico io. Mi piace chiamarla dignità e nessuno può arrogarsi il diritto di decidere per lui il suo percorso finale di vita. Io credo che questo sia importante: che lo Stato non deve dare delle norme, deve permettere di esprimere la propria volontà e questo testo secondo me lo fa pienamente.

Domanda

Tutte queste preoccupazione sollevate da parte cattolica e dai leghisti, come si sono risolte?

Diciamo che da questo punto di vista probabilmente c'è una visione molto differente. Se queste forze pensano che la vita sia un bene indisponibile non possono però pensare di proporre il loro credito per tutti i cittadini italiani. Questo secondo me è il grave difetto del loro percorso. Dopodiché io vorrei anche dire questa legge è appunto sul consenso informato, sul fine vita, non prevede l' eutanasia ma prevede invece la possibilità che anche nei momenti di fine vita più difficili si possa ricorrere ad esempio la sedazione profonda, quindi tirando fuori da quei luoghi oscuri o dell' incertezza, la situazione per tante persone. Quindi io dico non strumentalizziamo una situazione e una legge. Non facciamola essere quello che non è.  Se queste forze hanno un' altra idea – legittimamente - non possono però pensare che in un Paese dove lo Stato è laico si possa arrivare a fare una legge che impone un punto di vista.

Domanda

Tra l' altro per quanto riguarda gli aspetti dell' idratazione e dell'alimentazione artificiali era già stato ribadito che erano comunque dei presidi medici.

Sì, da questo punto di vista c'è proprio una secondo me una volontà di negare l' evidenza perché tutte le audizioni che abbiamo avuto ci dicono che sono trattamenti sanitari fatte da personale sanitario anche di con una certa qualifica, non da qualsiasi persona, non da un infermiere. Quindi penso che da questo punto di vista ci sia proprio  una cosa che secondo me va anche al di là addirittura della stessa Carta per gli operatori sanitari, fatta recentemente, e quindi su questo mi sembra che si vada oltre, si vada oltre anche ad alcuni orientamenti che ci sono nel mondo cattolico molto diffusi e che io non vedo incompatibili con la legge che noi abbiamo realizzato.

Domanda

A proposito della sedazione profonda, ricordando che non è affatto vietata, quindi non è che è stata introdotta da questa legge ma che l' unico problema poteva essere il fatto che non è vietata ma non è neanche esplicitamente ammessa.

Io in questo caso dico che dà più tranquillità alle persone la nostra legge, non che introduce una novità. Però è anche vero che magari ci possono essere dei casi in cui delle cose assolutamente possibili, normali, direi normali, che magari accadono, in qualche situazione possono essere messe in discussione. Quindi questa cosa credo che possa agevolare un percorso che quando una persona già si trova a vivere e anche i suoi familiari e anche tutte le persone che hanno vicino, una situazione di estrema difficoltà, non credo che vada caricate di aspetti burocratici ed estranei al volere e alla tranquillità anche di un percorso. Quindi, da questo punto di vista, io credo che sia esagerata questa battaglia; comunque che parta da un punto di vista molto diverso e che penso sia poco conciliabile con una legge che intervenga su questi temi. Ritorno al punto di partenza: questa legge serve per permettere  alle persone di decidere quello che è meglio per loro; non fa una scelta di campo. Se una persona non vuole fare una Dat o non vuole accedere a questo percorso non lo fa e questa è la libertà che ci fa tutti uguali come cittadini italiani

 

Domanda

Il percorso adesso del provvedimento?

Il provvedimento è stato inviato alle altre Commissioni, dovrà avere un parere rafforzato dalla Commissione Giustizia. Poi tornerà a noi per l’esame di questi pareri, poi  dovrebbe andare in Aula.