Delia Murer

(2 novembre 2017)

"Portare la legge sulla nuova cittadinanza nell'Aula di Palazzo Madama. Ciascuno si prenda le sue responsabilità di fronte al Paese". Lo chiede Delia Murer, deputata e vicecapogruppo alla Camera di Mdp, a proposito del dibattito, che si è riacceso, sul cosiddetto Ius soli. Mentre il governo valuta la possibilità di mettere la Fiducia e il Pd tentenna, dalla sinistra arriva un appello chiaro: votare subito la proposta. "Lo ripetiamo da mesi - dice l'on. Murer -. Siamo di fronte a una norma moderata, minima, che riconosce un diritto che è già nei fatti. Parliamo di cittadinanza per ragazzi che sono già italiani nel buon senso e nella vita quotidiana. Non è un caso che gli appelli, in queste ore, arrivino dalla scuola, dalla chiesa, dalle associazioni: realtà che conoscono bene la vita di fatto delle persone e che sanno di cosa stiamo parlando. Basta demagogia e propaganda. La nuova legge sulla cittadinanza riguarda chi è già per intero dentro la vita, la società italiana e chiede solo un riconoscimento. Non darlo significa marginalizzare ed escludere". In questo ore si moltiplicano anche le posizioni della società civile. Scioperi della fame a rotazione di insegnanti e rappresentanti istituzionali e delle associazioni, e una importante presa di posizione anche di Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, che intervistato dalla Stampa ha detto che "lo Ius soli è molto importante nel presente e nel futuro", e' "presente in gran parte dell'Europa" e "garantisce diritti, esige doveri e pone condizioni". "Non é - ha sottolineato -, come qualcuno continua a dire, un 'regalo' ingiustificato e immeritato. Basta leggere il disposto di legge, per rendersene conto. Sottraiamoci al tifo da stadio. Il grado di civiltà di un popolo si misura anche dalla capacità che ha di riconoscere e garantire diritti".

 

(26 ottobre 2017)

La presidente Pd della commissione Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi, si è dimessa da relatrice sulla legge del cosiddetto biotestamento. Viene così dato mandato alla Conferenza dei capigruppo per valutare l'invio del provvedimento in Aula senza relatore. "Non ci sono le condizioni - ha detto De Biasi - per continuare il lavoro in Commissione. Quindi rimetto il mio mandato di relatore". “E’ una notizia molto positiva – commenta Delia Murer, deputata Mdp, vicecapogruppo alla Camera -; a questo punto il provvedimento può andare direttamente in Aula e provare lì a trovare i voti per un’approvazione senza modifiche, unica condizione per avere una legge prima della fine della legislatura”.  La proposta di legge, infatti, è stata già approvata dalla Camera ma è rimasta bloccata per mesi in commissione al Senato a causa dell'ostruzionismo di alcuni gruppi politici, che, contrari alle nuove norme, hanno depositato migliaia di emendamenti. Le dimissioni della relatrice sbloccano per il momento la situazione. La palla passa alla Conferenza dei capigruppo del Senato, che dovrà decidere se far arrivare il testo in aula senza mandato alla relatrice e, nel caso, quando calendarizzare il provvedimento.

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(19 ottobre 2017)

“E’ il momento della verità per il testamento biologico. O il testo arriva presto, senza modifiche, nell’Aula del Senato oppure il parlamento avrà perso un’occasione storica perun diritto minimo di civiltà”. Lo dichiara Delia Murer, vicecapogruppo alla Camera di Mdp, a proposito della legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata alla Camera, e ancora in discussione al Senato. “La marea di emendamenti presentati – commenta la deputata – ha un evidente obiettivo ostruzionistico. Si vuole impedire l’approvazione della legge. A questo punto non resta che portarla direttamente in Aula, con le dimissioni della relatrice De Biasi. Da una intervista pubblicata oggi su Repubblica, la senatrice pare orientata a farlo, consentendo l’arrivo del testo in Aula la prossima settimana. Sarebbe una svolta positiva, in modo da consentire al Senato di votare e assumersi pubblicamente le sue responsabilità. E’ chiaro che, visti i tempi strettissimi della legislatura, qualunque modifica, emendamento approvato, stroncherebbe la legge, che dovrebbe tornare alla Camera dentro un iter impossibile da completare. La legge, per far guadagnare a questo paese un diritto fondamentale come quello di scegliere i trattamenti sanitari a cui sottoporsi, deve essere approvata così com’è. Non sarà facile ma mi auguro che accada”.

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(26 ottobre 2017)

Via libera della Camera alla legge sulle professioni sanitarie, che contiene anche norme sulla sperimentazione dei farmaci. I voti favorevoli sono stati 215, 114 i contrari, 39 gli astenuti. Ora il disegno di legge torna in Senato, dove punta, non senza difficoltà, a completare l’iter prima della fine della legislatura. “E’ una norma che nel complesso non ci entusiasma – commenta Delia Murer, vicecapogruppo alla Camera di Mdp e componente della commissione Affari sociali -, abbiamo provato a migliorarla con emendamenti e ordini del giorno specifici e mirati. Ci sono, tuttavia, delle novità positive dentro il quadro di una riforma imperfetta, che poteva dare di più”. Sul ddl professioni sanitarie, si lavora in Parlamento da ormai quattro anni. Molti gli aspetti innovativi: dalla riforma degli Ordini alla stretta contro i reati commessi nei confronti di persone ricoverate e lo stop all'esercizio abusivo della professione medica. Si affronta dopo 70 anni la riorganizzazione degli Ordini professionali con il riconoscimento di nuove professioni sanitarie.

Queste le principali novità:

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(19 ottobre 2017)

Una occasione perduta, quella della legge sulla cannabis arrivata in Aula a Montecitorio per il voto finale, approvata con 317 voti, con il consenso di quasi tutti i gruppi. “Poteva e doveva essere qualcos’altro – commenta Delia Murer, deputata Mdp, vicecapogruppo alla Camera -. Il dibattito nelle commissioni era cominciato su proposte che ambivano alla legalizzazione del mercato, aprendo spazi di liberà alla coltivazione per uso individuale e assegnando al monopolio pubblico coltivazione e vendita. Un modo per sottrarre questo settore al business della mafia, per inquadrarlo normativamente, per uscire dai limiti del proibizionismo, per intercettare un largo sentimento popolare e sperimentare modelli alternativi già presenti in molti paesi. Purtroppo il dibattito è deragliato su posizioni ideologiche, di contrapposizione aspra, che hanno cancellato dal provvedimento qualunque riferimento all’uso personale e si sono rivolte solo a quello terapeutico per scopi medici. Ne esce così una legge depotenziata, parziale, deludente, che segna comunque un punto a favore almeno per l’uso medico ormai riconosciuto ma lascia l’amarezza per aver perso una opportunità”.