Delia Murer

(27 ottobre 2010)

E’ in discussione alla Camera dei deputati il disegno di legge n. 3779 denominato «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013” e il disegno di n. 3778 denominato “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Si tratta della cosiddetta Legge di stabilità 2011, che, con la riforma, ha sostituito la Finanziaria e rappresenta una manovra economica complessiva per gli anni a venire. Il Governo, in realtà, ha presentato un disegno di legge sostanzialmente tabellare e di contenuto assai ristretto che non produce effetti sui saldi di finanza pubblica poiché, si legge nella relazione introduttiva, la manovra per il triennio 2011 – 2013 è stata effettuata con il decreto-legge 78 del 2010. In sostanza si ripropone uno schema già utilizzato: si svuota il Parlamento, e la sessione di Bilancio, della sua centralità e si avanza per decreti e senza alcuna programmazione. Nel merito dei numeri, il Governo programma nuovi tagli di spesa nel settore delle Amministrazioni centrali, regionali e locali, nel pubblico impiego e in materia previdenziale. Nella dodicesima commissione, di cui fa parte l’on. Delia Murer, si stanno analizzando le parti della manovra che attengono la sanità e le politiche sociali. In questo senso vanno segnalate la totale assenza di misure positive sia in campo sanitario che in quello sociale atte a migliorare sia qualitativamente che quantitativamente la normativa già esistente; manca sostanzialmente una vera e concreta politica di lotta alla povertà e alle disuguaglianze, nel momento in cui, il potere d’acquisto delle famiglie, in particolare del lavoro dipendente e dei pensionati è fortemente in crisi e, nonostante che la Commissione europea abbia designato il 2010 quale Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale.

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Nella discussione generale nell’aula di Montecitorio sulla manovra economica, Delia Murer ha tenuto un intervento e ha presentato un ordine del giorno, il solo strumento possibile dal momento che sul provvedimento è stata posta la questione di fiducia e questo, per i regolamenti parlamentari, esclude ogni emendamento e correttivo. Ecco, di seguito, il testo integrale dell’intervento e dell’ordine del giorno presentato.

“ Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare un aspetto che molti colleghi hanno sottolineato, ma che mi pare particolarmente importante, ovvero il fatto che questa manovra non faccia assolutamente i conti con il carattere strutturale della crisi.
Questa manovra non sa affrontare la crisi: contiene misure inadeguate e socialmente inique, ma l'obiettivo della crescita del Paese non viene neanche minimamente posto. Siamo un Paese che perde competitività, abbiamo meno 5 punti, vi è un grave calo dell'occupazione, un grave attacco all'occupazione, il 29,5 per cento dei giovani risulta disoccupato e, come hanno ricordato molti colleghi, l'ISTAT ci dice che ci sono due milioni di giovani che non lavorano, non studiano e non cercano un lavoro.
Il nostro è quindi un Paese in fortissima difficoltà; impera il lavoro precario e l'ingresso nel lavoro per le giovani donne vede in Italia meno 19 punti. Laddove vi è un lavoro, c'è una grave difficoltà per le donne di conciliazione tra il lavoro e la vita familiare e questo porta a dati che, secondo me, sono sottovalutati: pesanti contrazioni occupazionali per le donne nelle famiglie che hanno due figli, ma anche grandi problemi per quelle famiglie con un solo figlio; un quarto delle donne con un lavoro, dopo aver fatto un figlio, lo lascia. L'Italia è quindi un Paese fanalino di coda sul tema dell'occupazione femminile, ben lontano da quello che l'Europa ci chiede.
Oltre a ciò è un Paese che vede tre milioni di residenti in più: la popolazione italiana invecchia, ma crescono i nuovi italiani. Si tratta di una rivoluzione demografica, che richiederebbe forti politiche di integrazione e un rafforzamento e riadeguamento del sistema di welfare.
Di fronte a questo quadro mi chiedo se i sacrifici sono equi e soprattutto se hanno un obiettivo. Non ci sono infatti misure volte alla crescita.

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E’ stato in questi giorni all’esame dell’aula di Montecitorio un testo di legge sui temi del lavoro, nato da una sinergia tra maggioranza e opposizione nella prospettiva di dare una risposta immediata all'emergenza economica in atto, soprattutto per quanto concerne alcune categorie di lavoratori (come i dipendenti di Eutelia, posti in mobilità e privi di stipendio, ovvero, più in generale, i collaboratori a progetto). Purtroppo il Governo ha negato la copertura economica per alcuni interventi e di fatto la Proposta di legge ne è uscita ridimensionata nelle sue potenzialità. Eppure, all’inizio dell’iter si è preferito concentrare l'attenzione su taluni fondamentali argomenti, al fine di giungere in un tempo ragionevole ad un risultato efficace, in attesa di provvedimenti più complessivi del Governo - di cui si auspica quanto prima l'adozione - che incidano, non solo sugli strumenti di sostegno al reddito, ma anche sulle politiche industriali e sui modelli di sviluppo più generali. Di fronte a tale lavoro unitario del Parlamento, il Governo, dunque, si è mostrato ancora una volta insensibile, dal momento che una nota elaborata dalla Ragioneria dello Stato e depositata presso la V Commissione evidenzia problematiche di natura finanziaria, che impedirebbero l'applicazione di tutte le misure recate dal provvedimento, vanificando il lavoro comune svolto.
I lavori parlamentari si sono concentrati anche sulla Proposta di legge sull'arbitrato, che era stata rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica. Qui il Governo è incorso in un nuovo scivolone. E' stato, infatti, battuto per un solo voto (225 sì contro 224 no) su un emendamento del Pd su cui l'esecutivo aveva espresso parere contrario. L'emendamento, di cui è primo firmatario Cesare Damiano, si riferisce all'articolo 31 del testo, relativo alle procedure di conciliazione e di arbitrato, ed in particolare alle clausole compromissorie. In base al testo passato, le commissioni di certificazione accerteranno la devoluzione agli arbitri solo delle controversie di lavoro già insorte e non che dovessero insorgere in futuro.

Nella discussione generale sul Progetto di legge, proposto dal Governo, sulle fondazioni liriche è intervenuta in aula, a Montecitorio, anche Delia Murer, che, oltre a chiarire i motivi della contrarietà del Pd all'intervento legislativo fatto solo di tagli, ha segnalato, in particolare, la situazione del teatro La Fenice di Venezia. Ecco il testo integrale del suo intervento:

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Con una mozione di cui è prima firmataria Livia Turco, e a cui ha aderito l’on. Delia Murer, oggi si è aperta in aula a Montecitorio una discussione sul tema dei migranti, che si è conclusa con il voto su alcuni dispositivi contenenti analisi della situazione complessiva nel Paese degli stranieri e con l’elencazione di una serie di proposte del Pd sul tema. L’on. Delia Murer ha tenuto un intervento, il cui testo è il seguente:

 “Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, come i miei colleghi hanno sottolineato quello che la mozione del Partito Democratico vuole proporre al Parlamento è un nuovo approccio, un cambiamento di ottica nel trattare la politica dell'immigrazione. Serve una politica che favorisca la regolarizzazione e servono vere politiche di integrazione. In questo Paese, come ha ricordato l'onorevole Gozi, invece, è stata portata avanti solo una politica di ordine pubblico, nessuna politica positiva. Penso che la domanda che il Paese si deve porre non è solo di quanti lavoratori abbiamo bisogno ma quante persone siamo in grado di accogliere e coinvolgere in un processo di crescita. Il tema cruciale è la sostenibilità sociale dell'immigrazione. Le politiche d'integrazione per una convivenza democratica tra italiani e immigrati sono una priorità; esse costituiscono una politica di sviluppo e di sicurezza per tutti. Voglio anche sottolineare che la scelta del permesso di soggiorno a punti non è assolutamente una soluzione.

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