Delia Murer

(25 novembre 2014)

Via libera della Camera dei deputati alla legge delega di  riforma del mercato del lavoro, più nota come Jobs act. Con 316 sì e 6 no, l’Aula di Montecitorio ha approvato il provvedimento passando di nuovo la parola al Senato. I deputati di opposizione hanno lasciato l’Aula, nel tentativo di far mancare il numero legale. Alcuni deputati del Partito democratico hanno votato in dissenso rispetto al gruppo. Ventinove di questi (tra cui  Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Alfredo D'Attorre, Stefano Fassina e Francesco Boccia) hanno firmato un documento per spiegare le ragioni del dissenso. Un altro gruppo di deputati (tra cui Bersani, Epifani e Damiano) sono rimasti in Aula e hanno votato a favore pur avendo diversi punti di dissenso.  "Abbandonare l'Aula – hanno detto -  avrebbe significato misconoscere i risultati che abbiamo ottenuto, far mancare il numero legale, impedire l'approvazione del provvedimento e costringere il Governo a trarre immediatamente le dovute conseguenze".  “Pur avendo alcuni significativi dubbi – dice Delia Murer – ho scelto anche io di restare in Aula e votare a favore. Mi sembrava necessario dare un segnale a chi, in commissione Lavoro, si è impegnato per evitare che si andasse al voto di fiducia apportando, invece, delle modifiche significative. Permane, naturalmente, la grande preoccupazione per il rapporto tra il governo e il mondo del lavoro e del sindacato”.

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(20 novembre 2014)

“L’accordo che si è costruito sul jobs act va nella direzione che abbiamo più volte auspicato. Niente ricorso al voto di fiducia e modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato. Si è evitato uno strappo che sarebbe apparso incomprensibile”. Lo dichiara Delia Murer, deputata Pd, a commento degli ultimi sviluppi nell’esame in commissione Lavoro alla Camera della legge Delega  di riforma su cui tanto si è discusso nelle ultime settimane. “Le novità mi sembrano di rilievo – dice ancora la parlamentare -: diventa più stringente su alcuni punti la delega che, sul testo uscito dal Senato, sembrava generica e troppo aperta; si fissa, poi, con chiarezza la necessità che licenziamenti discriminatori e disciplinari, questi ultimi per alcune fattispecie da definire, restino tutelati dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Un buon accordo che smussa alcune asperità e consente di tenere insieme un quadro di riforma che ha diversi aspetti positivi”.

Intanto la Commissione Lavoro ha concluso l’esame del provvedimento, che sarà regolarmente in Aula, con l’obiettivo di approvarlo entro mercoledì 26 novembre. “Le modifiche al testo del Jobs Act arrivato dal Senato - ha detto il presidente della Commissione, Cesare Damiano - non sono “marginali” ma “profonde”. Sono molto soddisfatto del lavoro svolto; non dobbiamo dimenticare il punto di partenza, ovvero il rischio che il Governo mettesse la fiducia sul testo del Senato. Ci siamo battuti contro questa ipotesi. Abbiamo ottenuto risultati».

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(15 maggio 2014)

Una mobilitazione straordinaria in vista delle elezioni europee. Il 16, 17 e 18 maggio il Partito Democratico organizza una iniziativa contestuale in tutte le città italiane, con migliaia di banchetti non solo nei Comuni chiamati al voto per le Elezioni amministrative, ma anche dove si vota solo per le Europee. Una presenza tra la gente, con uno sforzo straordinario. “Mi sembra – dice Delia Murer – la dimostrazione della consapevolezza che la politica che noi abbiamo in mente si fa per strada, tra le persone, ascoltando, confrontandosi e raccogliendo anche le critiche, oltre che le proposte. Io stesso sarò presente personalmente in alcuni banchetti veneziani”.

Qui l’elenco delle iniziative previste sul territorio veneto.

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(9 ottobre 2014)

“L’approvazione della delega sulla riforma del lavoro al Senato sposta, adesso, l’attenzione sul passaggio alla Camera, dove speriamo di poter lavorare senza il voto di Fiducia, continuando ad apportare le modifiche e i correttivi che riteniamo indispensabili per una buona normativa”.  Lo dichiara Delia Murer, deputata Pd, a commento della convulsa giornata di ieri, conclusa con il voto a Palazzo Madama sul cosiddetto Jobs act. “Il provvedimento – continua la parlamentare – ha diversi aspetti positivi, arricchiti dal lavoro fatto dalla Commissione e dagli esponenti del Pd. Ci sono norme più stringenti su dimissioni in bianco, su allargamento dei diritti relativi alla maternità, c’è una prospettiva nuova per gli ammortizzatori sociali per i precari. Quello che non convince è l’irrigidimento sull’articolo 18, dove si registra una contrazione oggettiva dei diritti dei lavoratori che sembra, oltre che sbagliata nel principio, anche non utile nei fatti. Non è così che si rilanciano investimenti, sviluppo e lavoro. Lavoreremo per chiarire meglio questo aspetto, e ci auguriamo che il governo faccia un supplemento di riflessione e nel passaggio alla Camera, apra qualche spazio di discussione e mediazione”. Ieri, al termine dei lavori del Senato, è stato presentato un documento stilato dalla minoranza del Pd. Un testo con le firme di 26 senatori e 9 deputati membri della direzione Pd. Presentando il documento, una delle firmatarie, Maria Cecilia Guerra ha sottolineato che " il ricorso alla fiducia interrompe il dibattito parlamentare e rappresenta le difficoltà dell'esecutivo nel permettere un confronto in Parlamento della maggioranza. La fiducia è estranea a un dibattito di merito, è una scelta che pone un parlamentare di fronte ad una responsabilità molto grossa. Come si può immaginare di far cadere il Governo in questo momento, con la legge di stabilità alle porte? Alcuni dei nostri emendamenti sono stati accolti nel maxiemendamento del governo, quindi sono stati fatti passi avanti, ma non basta: altri temi importanti sollevati e accolti anche nella direzione Pd non compaiono nel maxiemendamento".

Di seguito il testo integrale del documento.

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(7 maggio 2014)

Oltre 3500 coppie, dal giorno della sentenza della Corte costituzionale, hanno già fatto richiesta di fecondazione eterologa presso i centri italiani. “Termina, finalmente – commenta Delia Murer – quella orrenda fuga dall’Italia, a cui erano costrette le coppie alla ricerca di un diritto che l’Italia non garantiva”. A dare questo numero è l’associazione Cecos Italia, che raggruppa centri di fecondazione in cui si effettuano circa 10 mila cicli l’anno. “Tutte le coppie fanno la stessa domanda: qual è l’iter da seguire per la fecondazione eterologa?”, dicono dall’associazione. Inoltre “chiedono se ci sono liste di attesa, i costi, le procedure tecniche, le garanzie del centro”.

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