Delia Murer

 (29 novembre 2016)

 

Con lo slogan "Non una di meno", circa 200mila persone hanno manifestato a Roma sabato scorso contro la violenza sulle donne. Un corteo partecipato, aperto dalle foto e dai nomi delle 116 italiane che nel 2016 sono state vittime di violenza,  ha attraversato la capitale, da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. “Le strade libere le fanno le donne che le attraversano”, “La rivoluzione sarà femminista”, “Il violento non è un malato, è il figlio sano del patriarcato”: questi alcuni degli slogan che più si sono sentiti durante il corteo, a cui sono affluiti manifestanti da tutta Italia, dopo l'input che le associazioni - tra cui Dire, che riunisce 77 centri antiviolenza - hanno lanciato per costruire una nuova vertenza sui temi della lotta alla violenza di genere, che "non deve essere condannata solo a parole". In campo anche l'Udi, Unione donne d'Italia e la Rete 'Io decido'. "E' stata una manifestazione importante - commenta l'on. Delia Murer, deputata Pd - come importante è stato anche il presidio di Mestre di Se Non Ora Quando nel giorno del 25 novembre. Importanti perchè fanno emergere un rinnovato protagonismo delle donne su un tema cruciale. Non solo la violenza ma anche discriminazioni, disugaglianza economica e sociale, sistema dei diritti da tutelare e rilanciare. Difesa della libertà, quindi, dell'autodeterminazione delle donne, lavoro culturale sugli stereotipi, e anche lavoro sociale di protezione, con il rilancio dei centri antiviolenza e l'attuazione del Piano nazionale". Su quest'ultimo tema, dopo essere stata ripetutamente sollecitata, anche durante un'audizione nelle Commissioni parlamentari, la nuova Ministra per le Pari Opportunità, Maria Elena Boschi, con una lettera, ha chiarito alcuni punti programmatici della sua azione. "Come previsto dal Piano nazionale - comunica la Ministra -, abbiamo insediato e convocato la Cabina di regia e l'Osservatorio contro la violenza di genere che stanno ormai lavorando con regolarità. Abbiamo firmato il nuovo Piano di riparto delle risorse, d'intesa con le Regioni. Si tratta di oltre 18 milioni di euro per il prossimo biennio per finanziare l'attività dei centri anti violenza e le case rifugio.  A queste risorse, devono aggiungersi i 12 milioni di euro con i quali abbiamo finanziato questa settimana 66 progetti dei centri anti violenza in tutta Italia, a seguito della chiusura del bando dello scorso marzo.

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(24 novembre 2016)

“A un mese dall’audizione della Ministra Maria Elena Boschi nelle commissioni riunite (Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali) della Camera dei deputati siamo ancora in attesa di conoscere i programmi del Governo rispetto ai temi della violenza di genere”. Lo dichiara Delia Murer, deputata del Pd. “Ho apprezzato un mese fa la relazione della Ministra Boschi – continua la parlamentare – ma aspettiamo ancora un cambio di passo, a cominciare dalle nuove Linee guida e dalla concreta attuazione del Piano antiviolenza”. “La situazione verificata a fine giugno - ha detto la Ministra Boschi in audizione – era di non conoscenza dei dati sull’utilizzo delle risorse che il Piano antiviolenza aveva messo a disposizione delle Regioni, perché esse finanziassero sia le case rifugio che i centri antiviolenza. La prima attività è stata, quindi, di verifica dell’utilizzo delle, con la scoperta che circa dieci milioni di euro, un terzo, non sono stati spesi. Ora si parte con una nuova fase, con la Cabina di regia, la relazione al Parlamento e nuovi criteri di riparto, che tengano conto del merito e del valore delle iniziative che funzionano”.

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(13 ottobre 2016)

In vista del Consiglio europeo del 20 e del 21 ottobre prossimi, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha tenuto una relazione alla Camera dei deputati, su cui si è attivato un dibattito parlamentare. Flessibilità, crisi economica, migranti: questi i temi su cui il presidente Renzi si è maggiormente soffermato, anche in vista dell'apertura della prossima sessione di Bilancio con il voto sulla legge di Stabilità. "Il Consiglio europeo della settimana prossima - ha esordito Renzi - si colloca in una dimensione abbastanza difficile. L'Europa ha subito un duro shock con la decisione dei cittadini inglesi – la prima nella storia dei sessant'anni delle Comunità europee - di lasciare la nostra comunità e, contemporaneamente, senza ancora un quadro politico di certezze sul futuro.  Si tratta di provare ad impostare una strategia differente". "La relazione di Renzi - commenta l'on. Murer - ha centrato, io credo, i temi cruciali con il giusto approccio. La politica europea del governo italiano mi sembra si stia orientando nella direzione necessaria. Più investimenti, più attenzione alle questioni sociali, più risposte sulla crisi, altrimenti si frantuma l'identità stessa dell'Europa. E poi responsabilità condivisa sul tema cruciale dei migranti. Fa bene Renzi a tenere il punto su queste vicende e a indicare con forza all'Europa la necessità di un cambio di rotta".

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(20 ottobre 2016)

Audizione della Ministra Maria Elena Boschi nelle commissioni riunite (Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali) della Camera dei deputati. Oggetto, le nuove deleghe conferite alla Ministra sui temi delle Pari opportunità. L’audizione è servita per presentare le linee programmatiche del nuovo impegno, a quasi cinque mesi dal conferimento dell’incarico, avvenuto con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il 9 giugno scorso.  “La situazione verificata a fine giugno - ha detto la Ministra – era addirittura di non conoscenza dei dati sull’utilizzo delle risorse che il Piano antiviolenza aveva messo a disposizione delle Regioni, perché esse finanziassero sia le case rifugio che i centri antiviolenza. Nel biennio precedente erano 30 milioni di euro. La prima attività è stata, quindi, di verifica dell’utilizzo delle risorse e della rendicontazione. Con la collaborazione della Conferenza Stato-Regioni, siamo riusciti ad avere una prima ricognizione, con un dato preoccupante: circa dieci milioni di euro, un terzo delle risorse, non sono stati spesi. Questo ha creato difficoltà pratiche e operative ad alcuni centri. Ci sono Regioni particolarmente efficienti e virtuose, che hanno utilizzato i fondi, con azioni positive, e altre che purtroppo non hanno utilizzato queste risorse disponibili. Ora si parte con una nuova fase, con la Cabina di regia, la relazione al Parlamento e nuovi criteri di riparto, che tengano conto del merito e del valore delle iniziative che funzionano”.

“Da un lato apprezzo la relazione della Ministra Boschi – ha detto la deputata Delia Murer, intervenendo nel dibattito – dall’altro lato ho un’amarezza. Tre anni fa tutto il Parlamento si è impegnato sul tema della violenza per far fare un salto di qualità alla situazione delle politiche. Ma solo ora il Governo è arrivato ad avere una Ministra che segua i punti della legge. Mi dispiace ma non mi sorprende che, in questo contesto, un terzo dei fondi non siano stati utilizzati. Per mia esperienza posso anche dire – ma senza dati specifici, come sensazione generale – che in alcuni casi le Regioni non hanno usato i fondi in modo appropriato. Quello che oggi mi pare importante è recuperare lo spirito della normativa, in particolare di quel fondamentale articolo 5bis. Bisognava tenere in vita la rete dei centri esistenti, sia pubblici sia privati, che tanto hanno fatto sul tema, e bisognava riequilibrare la presenza sui territori dove queste esperienze non c’erano. Mi auguro che questo lavoro si cominci finalmente a fare, sebbene in ritardo, e che questa indicazione del Parlamento venga tenuta in conto nelle prossime linee guida e nella nuova gestione. Lo dobbiamo alle donne che in questi anni hanno denunciato e si sono trovate a volte senza sostegno concreto, nonostante gli atti fatti dal Parlamento”.

 

(6 ottobre 2016)

“Si è improvvisamente riaperta la discussione politica sulla legge elettorale. E’ un bene ma tocca al Partito democratico prendere una iniziativa e presentare una proposta concreta di modifica dell’Italicum”. Lo sostiene Delia Murer, deputata Pd. “Sono tra quei parlamentari – continua la deputata veneziana – che ha osteggiato l’Italicum alla Camera, arrivando perfino a non votare la Fiducia al Governo. Non posso, quindi, che guardare con favore a questo improvviso ritorno alla discussione. La riapertura del cantiere sulla norma elettorale è una cosa buona, anche se non mancano le contraddizioni. Si vedono da più parti proposte e articolati normativi. Ma io credo che, a questo punto, se l’apertura di Renzi è una cosa seria e non una trovata di campagna referendaria, sia necessario che il Pd presenti una proposta ufficiale. Tocca al Partito democratico perché l’Italicum è stato voluto fortemente dal segretario e premier, Renzi, addirittura ponendo la questione di Fiducia. Per sbloccare e ripartire, l’onere quindi ritorna a lui. Presenti una proposta articolata di modifica, apra il dibattito nel partito, poi nel Parlamento e conduca in porto l’iniziativa della modifica con la stessa determinazione con cui ha voluto quell’Italicum che oggi sembra non piacere più a nessuno. I tempi sono chiaramente stretti, il referendum incombe, il pronunciamento stesso sul sì o sul no alla riforma è politicamente vincolato alla legge elettorale e quindi se non arriva una iniziativa seria, autorevole, concreta, il meccanismo di cambiamento non si metterà davvero in moto”.