Delia Murer

di Delia Murer

(13 aprile 2016)

La perdita dell’incarico di dirigente di dipartimento all’Istat per Linda Laura Sabbadini, pioniera delle statistiche di genere, punto di riferimento per la ricerca sulla parità, è un fatto molto grave e dispiace che stia passando sotto un quasi totale silenzio. Sabbadini, dalla frontiera dell’Istat,  ha dato un contributo scientifico fondamentale per la battaglia sulla democrazia paritaria e per lo studio della condizione femminile in Italia. Purtroppo, una ridefinizione interna all’Istituto guidato da Giorgio Alleva le ha fatto perdere l’incarico. Naturalmente, la Sabbadini resta una ricercatrice Istat e una intellettuale presente nel dibattito sulla questione femminile. I suoi studi e il suo contributo rimarranno. Ma resta anche il significato di questa scelta, che più della rimozione di una persona, è la rimozione di un tema. Si ha, infatti, la sensazione che la questione paritaria, e tutte le vicende ad essa correlata come la violenza di genere, la rappresentanza di genere, i tempi del lavoro, la previdenza delle donne, l’organizzazione stessa del lavoro e della famiglia, stiano passando in secondo piano.

 

Il Governo in carica, ad esempio, non ha un Ministro per le Pari opportunità, segno che non ha ritenuto di assumere le politiche paritarie come fondamentali, anche se di recente il premier Renzi ha fatto un’apertura in questo senso. Del resto, abbiamo apprezzato il rispetto delle quote nella composizione dell’Esecutivo. Così come alcuni altri provvedimenti giusti e significativi. Ma si registra una sostanziale timidezza, una forma di indifferenza verso il tema che, per “contaminazione”, rischia di allargarsi anche ad altre sfere.

Privare la dirigenza dell’Istat, per esempio, di una personalità significativa come la Sabbadini ; togliere al Paese i suoi studi e i suoi contributi significa non dare l’importanza che merita alla questione, prima ancora che alla persona, con il rischio che questa disattenzione generale – mancando anche una fonte di conoscenza e studio importante come l’Istat – cresca e si stratifichi, riducendo di fatto al silenzio le battaglie sui temi della condizione femminile nel Paese.

I nuovi incarichi, in realtà, verranno ratificati entro il prossimo 15 aprile e l’auspicio di un cambiamento di rotta sembra condiviso da buona parte del mondo politico. Ce lo auguriamo anche noi, pur nella preoccupazione generale che permane.

Sulla democrazia paritaria non bisogna abbassare la guardia. Proprio Linda Laura Sabbadini, nel libro “Come cambia la vita delle donne”, ci ricorda che esse  “hanno più difficoltà a trovare un lavoro adeguato al titolo di studio conseguito” e che “Il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro  resta tra i più alti d’Europa (69,7% di uomini occupati contro il 50,3% di donne)”.

Per superare questo gap  dovrebbero lavorare almeno 3 milioni e mezzo di donne in più di quelle occupate.  Altre riflessioni, e numeri – sempre grazie alla Sabbadini -, si potrebbero portare sulla qualità del lavoro per le donne, sulla loro retribuzione, sulle loro carriere, sui carichi familiari (il 72% del lavoro delle cure domestiche è svolto dalle donne), o sul dramma violenza, che riguarda almeno 10 milioni di donne che – studi Istat – hanno subito una forma di abuso nella loro vita.

Sono le cifre di un quadro allarmante, che ha bisogno di un rinnovato impegno, di un’attenzione sempre alta, e degli studi, delle analisi, della visione, del lavoro sui temi della parità di Linda Laura Sabbadini, la cui rimozione è grave quanto la cancellazione di un tema dall’agenda politica.