Delia Murer

(23 giugno 2016)

Il Regno Unito vota per decidere se restare o uscire dall’Unione, e per l’Europa si apre una fase cruciale. Il momento della verità. Qualunque sia l’esito, andranno affrontati finalmente alcuni nodi strutturali. “E’ opinione di tutti – commenta l’on. Delia Murer, deputata Pd – che il grande disegno dell’integrazione europea sia in sofferenza. C’era una grande ambizione che non si è strutturata. L’Unione è stata soprattutto una questione economica e monetaria, senza neppure la capacità di capire la crisi, di sostenere le persone, di gestire il momento. Facile che di fronte ad un bilancio così negativo, salga la tentazione di far saltare tutto. Nel Regno Unito sta succedendo questo. Stavamo meglio prima, dicono in molti. Ma la domanda da farsi non è sul passato, è sul futuro. Che presenza economica, politica e sociale può oggi avere un Paese isolato, non integrato in una grande area, di fronte alle sfide globali? E’ per questo che bisogna mettere da parte le facili nostalgie e ricostruire, invece, il progetto originario”.  Ieri, intanto, alla Camera dei deputati è stata ricordata la parlamentare britannica, Joe Cox, uccisa lo scorso 16 giugno proprio durante la campagna referendaria sui temi della Brexit. A lei è stata intitolata la Commissione speciale di studio sull’intolleranza e la xenofobia. “Un sacrificio in nome dell’integrazione – dice l’on. Murer -, della tolleranza e anche della logica politica. Chiudersi, quando la pressione delle parti povere e in guerra del mondo è così forte, non serve a niente. Serve, invece, costruire politiche e azioni che gestiscano la fase e costruiscano soluzioni. Anche qui, l’Europa deve diventare una risorsa e non un problema. Ma può farlo solo se ci si rimane dentro e si lotta per cambiarla”.

 

di Delia Murer

(13 aprile 2016)

La sentenza del Consiglio d’Europa sul ricorso della Cgil per la condizione di svantaggio dei medici non obiettori per la 194 nella sanità italiana riapre finalmente il dibattito su una questione che in Parlamento, alcune di noi, stanno sollevando da alcuni anni. Purtroppo non ottenendo risposte soddisfacenti dalla ministra della Salute. L’obiezione di coscienza di medici e infermieri che si rifiutano di effettuare le interruzioni di gravidanza sta creando enormi disagi nella sanità pubblica italiana. Non solo ai non obiettori, su cui si carica un lavoro difficile da sostenere. Ma anche, e soprattutto, alle donne, cui rischia di venire negato un diritto che, invece, è pienamente riconosciuto dalla legge. La corretta applicazione della 194, infatti, prevede che su tutto il territorio nazionale e in maniera uniforme sia garantito il servizio e l’accesso alla interruzione di gravidanza, in modo libero, volontario e gratuito. I numeri, purtroppo, ci dicono che questo non avviene. Non succede ormai da anni e continua a non succedere. 

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(12 maggio 2016)

La Camera dei deputati ha approvato ieri la proposta del governo sulle Unioni civili, che avendo già avuto il via libera dal Senato, diventa legge. “Un risultato importante anche se parziale – dice la parlamentare del Pd, Delia Murer -. Dopo innumerevoli tentativi riusciamo finalmente a colmare un gap con i paesi occidentali e costruiamo una forma di riconoscimento civile per le coppie conviventi, sia quelle dello stesso sesso che quelle eterosessuali. A loro vengono riconosciuti diritti che prima erano negati e quindi siamo di fronte ad un oggettivo avanzamento. Naturalmente ci sono stati punti di mediazione, dentro un quadro parlamentare difficile, che rendono la normativa non del tutto esaustiva. Manca il passaggio sulla stepchild adoption, su cui per fortuna i tribunali stanno agendo in senso positivo. Ma per quella che era la situazione dei diritti delle coppie omosessuali e conviventi in Italia, questa legge realizza un significativo miglioramento di cui dobbiamo essere soddisfatti”.

Di seguito l’intervento integrale in Aula a Montecitorio della relatrice, Micaela Campana, del Pd.

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di Delia Murer

(13 aprile 2016)

La perdita dell’incarico di dirigente di dipartimento all’Istat per Linda Laura Sabbadini, pioniera delle statistiche di genere, punto di riferimento per la ricerca sulla parità, è un fatto molto grave e dispiace che stia passando sotto un quasi totale silenzio. Sabbadini, dalla frontiera dell’Istat,  ha dato un contributo scientifico fondamentale per la battaglia sulla democrazia paritaria e per lo studio della condizione femminile in Italia. Purtroppo, una ridefinizione interna all’Istituto guidato da Giorgio Alleva le ha fatto perdere l’incarico. Naturalmente, la Sabbadini resta una ricercatrice Istat e una intellettuale presente nel dibattito sulla questione femminile. I suoi studi e il suo contributo rimarranno. Ma resta anche il significato di questa scelta, che più della rimozione di una persona, è la rimozione di un tema. Si ha, infatti, la sensazione che la questione paritaria, e tutte le vicende ad essa correlata come la violenza di genere, la rappresentanza di genere, i tempi del lavoro, la previdenza delle donne, l’organizzazione stessa del lavoro e della famiglia, stiano passando in secondo piano.

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