Delia Murer

(27 marzo 2014)

di Delia Murer

Si riapre, finalmente, il dibattito sul trattamento di fine vita. Un messaggio inviato dal presidente della Repubblica all’associazione Luca Coscioni rimette al centro dell’agenda politica la necessità di affrontare un tema cruciale. ”Il Parlamento – ha detto Napolitano - non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia”. Negli stessi giorni, a Venezia, è stata firmata la convenzione tra il Comune e il Consiglio Notarile per l’istituzione del “Registro delle Dichiarazione anticipate di trattamento”. Con questo atto, i cittadini residenti e domiciliati in laguna hanno la possibilità di esprimere la propria volontà sui trattamenti sanitari che vogliono o non vogliono accettare nel momento in cui non saranno più in grado di esprimere direttamente la loro volontà. Il tema, in effetti, è questo, e non – come è stato forzatamente proposto – l’eutanasia. Il punto centrale della vicenda è consentire ad una persona di decidere come essere accompagnato alla fine della propria esistenza, soprattutto quando non è nelle condizioni di esprimere direttamente la sua scelta. Una questione che, in effetti, presenta mille sfumature, e che è stata affrontata a lungo in Parlamento nella scorsa legislatura, senza che, però, si arrivasse ad alcuna determinazione.

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(21 novembre 2013)

"Avevamo chiesto al Ministro Cancellieri un segnale di umiltà rispetto al Paese che sembra disorientato da questa vicenda ma il Governo ha posto, sostanzialmente, una questione di Fiducia e non abbiamo potuto fare altro che prenderne atto". Lo dichiara Delia Murer, all'indomani del sofferto dibattito interno al Gruppo parlamentare del Pd alla Camera dei deputati sulla sfiducia al Ministro Cancellieri. "La vicenda - continua la deputata - non ha alcun rilievo penale e questo ormai è acclarato. Non ci sono stati gesti e atti discrezionali di alcun genere, decisioni o iniziative improprie, non ci sono stati trattamenti di favore per nessuno. Anche questo è dimostrato. Anche la statura umana del Ministro è fuori discussione, e trova conferme in molte dichiarazioni. Se in molti nel Gruppo avevano auspicato un passo indietro del Ministro è per dare un estremo segno di chiarezza verso una opinione pubblica che appare stanca, provata dalla sensazione che ci siano due Italie, quella delle telefonate tra potenti, nel gioco eterno e insopportabile delle raccomandazioni, e quella della gente comune, a cui viene chiesta sempre più fatica. Bisognava dare un segnale di umiltà in un momento di crisi come questo, un atto di generosità. Il Ministro ha valutato di non farlo, il Governo ha ritenuto di farne una questione di fiducia e a noi, che consideriamo un errore lo stop all'esecutivo, non è rimasto che respingere la mozione".

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di Delia Murer

(23 gennaio 2014)

L’accelerazione che Matteo Renzi ha dato sul tema delle riforme istituzionali mi sembra un segno positivo. Finalmente, dopo lunghi periodi di stagnazione, si è messa in moto seriamente la macchina del cambiamento. Il Pd non può che esserne contento. Si va nell’interesse del Paese, oltre che della politica e del nostro stesso partito. Il progetto di riforma presentato da Renzi ha, sicuramente, molti aspetti positivi. Ma mi auguro ci sia anche lo spazio per correggere alcuni errori e per rendere il Parlamento protagonista. Sarebbe singolare presentare alle Camera proposte chiuse, blindate, su cui non poter nemmeno confrontarsi. Sarebbe un pericoloso svuotamento, laddove invece c’è proprio bisogno di un nuovo protagonismo delle assemblee elettive.

Personalmente trovo l’Italicum un sistema elettorale che supera molti limiti del Porcellum, ma non tutti. Positivo il doppio turno, soglie di sbarramento e premi di maggioranza, che danno vittorie chiare e governi certi. Tuttavia la soglia per il premio di maggioranza probabilmente va alzata per evitare che ci sia uno strappo eccessivo tra i voti presi e i seggi assegnati. Positiva l’indicazione del segretario sulle candidature alternate di genere mentre resta, secondo me, il limite delle liste bloccate, non mitigato dall’annuncio delle primarie.

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di DELIA MURER

(24 ottobre 2013)

Un nuovo episodio di violenza di genere nella provincia di Venezia. Un uomo, dopo aver spruzzato mastice industriale sul volto della moglie, le ha dato fuoco. La donna, 35 anni, sarebbe fuori pericolo di vita ma ha ustioni su tutto il corpo. Il marito, 47 anni, dopo il gesto, è fuggito. In base alle prime indagini, la coppia litigava spesso e, l’altro giorno, dopo un nuovo battibecco, l’uomo ha prima immobilizzato la moglie, poi le ha spalmato sul volto la colla industriale, materiale altamente infiammabile, e poi ha appiccato il fuoco. Le atroci grida di dolore della donna hanno attirato vicini e parenti, che hanno attivato i soccorsi.

L’episodio è un caso tipico di violenza familiare, come ne avvengono centinaia ogni giorno in Italia. Una violenza che cresce nel quotidiano e poi ha un episodio dirompente, che a volte si trasforma in tragedia, altre si ferma un momento prima. Leggere i segnali premonitori e bloccare la mano omicida è possibile. Ma sono necessarie antenne sociali, operatori in grado di intervenire, centri di ascolto che diano fiducia alla vittima, centri antiviolenza che tutelino e accompagnino.

L’episodio dell’altro giorno, poi, è avvenuto nella folta comunità cinese della provincia di Venezia. La coppia, infatti, pur essendo in Italia da alcuni anni, viveva a Vigonovo da pochi mesi e lavorava insieme in un laboratorio artigiano in regola. Questo aspetto porta a galla due questioni aggiuntive: una connessa al tema della violenza, un’altra di tipo diverso, che guarda alla situazione economica e produttiva della zona.

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