Delia Murer

(5 febbraio 2015)

di Delia Murer

Sarà un anno importante per Venezia. Si vota per le comunali ma anche per le regionali e tra i due appuntamenti c’è un filo conduttore. Il destino della città, infatti, appare sempre più legato alla possibilità di costruire un progetto complessivo che metta in relazione gli enti. L’obiettivo non può che essere una strategia comune. Una visione unica per tenere insieme gli obiettivi e portare al territorio nuove forze e nuovi strumenti.

Il primo banco di prova sarà la Città Metropolitana. Si tratta di un nuovo modello di governance del territorio. Un assetto di innovazione che rimuova i decennali ostacoli allo sviluppo e costruisca, finalmente, quella rete indispensabile per il decollo dei servizi e dell’economia. Va riformata la macchina amministrativa, va snellita la gestione delle procedure, va costruita una prassi differente, dentro una pianificazione dei valori, delle risorse, delle tipicità, delle attitudini.

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(17 dicembre 2014)

Dibattito alla Camera dei deputati in vista dell’ultima riunione del Consiglio europeo a presidenza italiana. In Aula, il premier Renzi che ha illustrato al Parlamento i risultati ottenuti e le prospettive che si aprono per le politiche continentali. “Bisogna vivere la fase che si è aperta come occasione unica: o cambiamo la direzione dell'Europa o abbiamo perduto l'Europa", ha detto il presidente del Consiglio. “Si fa sempre più strada – commenta la deputata Delia Murer – la sensazione che l’Europa, così com’è, non riesca a rispondere adeguatamente alla nuova fase dell’economia globalizzata. Di certo non si può prescindere dall’integrazione europea, sarebbe un suicidio. Ma bisogna scrivere una nuova agenda, e questo mi pare sia piuttosto chiaro al governo e al premier”.

"Quello di giovedì prossimo – ha detto Renzi in Aula a Montecitorio - sarà l'ultimo consiglio Ue del 2014, l'ultimo del semestre italiano ed è il primo consiglio europeo di Tusk e di Juncker. Siamo in una fase di passaggio straordinariamente delicata e sensibile: l'Europa è al bivio; deve recuperare la politica estera come capacità di avere una propria identità e una politica di investimenti nuova, smettendola di essere più attenti a chi ha lo zero virgola, a chi ha fatto i compiti a casa o più attenti all'austerity che alla salute dei propri figli.  Nel dibattito europeo c'è chi ritiene si sia fatto molto e chi niente, ma tutti sono convinti che oggi l'Ue ha fatto una scelta politica, forse non sufficiente e questo dipenderà da Juncker. La politica deve fare il suo mestiere e non lasciare l'Europa ai tecnocrati. Continuerò nel Pse, che ha ancora una timidezza incomprensibile, e nel consiglio Ue a combattere perché gli investimenti per ridurre la bolletta energetica, quelli per la banda larga, per l'edilizia scolastica o per le periferie possano essere esclusi dal patto di stabilità”.

Questo il testo integrale della risoluzione di maggioranza approvata dalla Camera.

Leggi tutto: Europa: o si cambia o si perde.

(15 gennaio 2015)

Cinque milioni di copie per il ritorno in edicola del settimanale satirico Charlie Hebdo, tragicamente colpito l’altra settimana, a Parigi, da due terroristi che hanno aperto il fuoco sulla redazione e sulle strade attigue, uccidendo 12 persone. Un segnale importante di rinascita per il giornale francese, a cui corrisponde un impegno analogo anche negli altri paesi europei. In Italia sono state vendute oltre 260mila copie. 

“E’ il segno tangibile – commenta Delia Murer – della enorme scossa emotiva che quell’evento drammatico ha dato a tutta l’Europa. La manifestazione di Parigi, con milioni di persone in piazza e i vertici dei Paesi più importante uniti nel cammino, ha creato la premessa per costruire una nuova Europa, una comunità più coesa, consapevole di doversi unire di fronte a questioni che non possono essere affrontate dentro i confini nazionali. Da adesso si lavori non solo sulla necessaria strategia di sicurezza ma anche su nuove politiche di integrazione e di accoglienza, nella responsabilità e nella condivisione delle scelte”. 

 

(10 aprile 2014)

di Delia Murer

Nel Governo che ama la velocità c'è un tema su cui si registra una inspiegabile e scandalosa lentezza: la lotta alla violenza di genere. Ad oggi, dopo un mese e mezzo, non risulta che il Presidente del Consiglio dei Ministri abbia assegnato la delega alle Pari Opportunità. Non solo, quindi, è stato defalcato il Ministro che, ormai per tradizione consolidata, si occupava di questi temi sedendo ai banchi del Consiglio, ma non è stata neppure attribuita la competenza a uno dei componenti del Governo. Come leggere questo clamoroso ritardo? E' un segno di disattenzione, di superficialità, o di totale disinteresse al tema? Ma più ancora di questo, preoccupa il ritardo clamoroso con cui si sta affrontando il tema specifico della violenza sulla donna. Con l'avvio di questa legislatura, e sotto il Governo Letta, si è andati piuttosto speditamente su alcuni punti: è stata ratificata la Convenzione di Istanbul ed è stata, seppure con un decreto poi ratificato in legge con molte, necessarie, correzioni, varata una normativa ad hoc sulla violenza di genere, la legge 119 del 2013. Si sono, così, assegnate anche delle risorse economiche, dentro un percorso progettuale con un nuovo Piano Nazionale Antiviolenza. Diciassette milioni di euro per il biennio 2013/2014, in particolare, da distribuire ai Centri antiviolenza e alla Case rifugio. Il governo Letta aveva anche avviato tavoli di confronto, luoghi di lavoro comune con una task force interministeriale per mettere insieme le esperienze di istituzioni e associazioni e far nascere così un nuovo Piano nazionale contro la violenza di genere, nel tentativo di elaborare una strategia comune su tutto il territorio nazionale che garantisse prevenzione e, al tempo stesso, sostegno e aiuto alle vittime. Poi questo lavoro si è fermato.

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